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Tesine...ine...ine

3ªA - 4ªA - 5ªAB - Italiano

Alcune considerazioni in margine alle correzioni delle tesine per tutte le classi.
 

Frontespizio (o copertina)

• il frontespizio (o la copertina) è l’interfaccia prima e più importante con cui si presenta il proprio lavoro al destinatario: ciò significa che l’immagine che dài di te ne frontespizio è quella con cui il destinatario dovrà inevitabilmente fare i conti, per darsi un’idea e una valutazione (o peggio ancora un giudizio) di te.

• non curare il frontespizio significa fregarsene della valutazione del destinatario: una mancanza gravissima, che dipende essenzialmente da te, e che alla fine non puoi in nessun modo imputare al lettore.

• in frontespizio ci devono essere tutte e sole le informazioni necessarie per identificare il lavoro:
- chi è colui che ha fatto il lavoro (who)
- dove è stato fatto il lavoro (where)
- quando è stato fatto il lavoro (when)
- in cosa consiste il lavoro (what)
- perché è stato fatto il lavoro (why)
(come si vede, è sempre la solita vecchia regola delle “five ws”).

 • l’ordine può variare, ma è sempre meglio rispettare la consuetudine di mettere in testa il chi? (nome e cognome, mai il contrario!), accompagnato dalle informazioni sul dove? (scuola e classe: inutile dire la classe, se non dici la scuola! inutile dire la scuola, se non dici la classe!) e sul quando? (almeno l’anno, se non anche il mese della consegna: tu stesso potresti fare più d’una tesina nel corso della tua carriera scolastica)

• occorre anche segnalare (se non lo si è fatto nel sottotitolo), il perché? del lavoro, ossia che costituisce una tesina sulla lirica italiana del 1200-1300, sul teatro cinquecentesco, sulla letteratura risorgimentale, o su quello che è.
 

Titoli principali

• al centro le informazioni sul cosa? e qui va detto che quasi nessuno riesce mai a imbastire un titolo che renda ragione con chiarezza del contenuto del lavoro. Ad es., che cavolo di informazioni si danno al lettore con un titolo come “Cielo”, “Pellegrino”, “Il tempo”, “Il sole”, “Il ghiaccio”, ...?! Capite che nessuno capirà mai di cosa parla la vostra tesina con titoli di questa fatta!?

• se vuoi essere chiaro (e devi esserlo, specie se il lettore alla fine ti valuta), puoi usare il doppio titolo, ossia un primo titolo espressivo (retorico, connotato, anche oscuro, se vuoi), seguito da un sottotitolo referenziale (esplicativo, chiaro, esplicito).
es.: “Rosse parole cruente. Esame di alcune liriche italiane del ‘200-300 in cui si parla del sangue”; “Serpe invidiosa. Tesina di italiano sul tema dei rettili nell'epica europea dei secc. XV-XVII”; “Obbedisco. La figura di Garibaldi negli scritti in poesia e in prosa del secondo Ottocento”.

Indice

• essenziale è anche disporre, in frontespizio o nella pagina seguente, un accurato indice, in cui siano indicati gli autori e le poesie prese in considerazione (non vale dire: “autore 1 - poesia 1; autore 2 - poesia 2; ...”, perché questo non rende conto dei materiali che hai usato nel tuo lavoro).

• nell'indice, come nei titoli dei paragrafi, va sempre indicato prima il nome e cognome (mai il contrario!) degli autori, poi il titolo del brano scelto (con l'indicazione dei vv. iniziale e finale, se si tratta di una parte di una poesia), poi la raccolta da cui la poesia è tratta, con l'eventuale numero d'ordine che la poesia occupa nella raccolta, e magari, quando si può, anche la data del componimento.
es.: Giacomo Leopardi, “La Ginestra o il fiore del deserto” (vv. 17-29), dai Canti n. 34 (1836)

Titoli dei paragrafi

• ogni paragrafo va accuratamente dotato di un titolo, che sarà in un carattere appena più grande del corpo normale del testo (o anche solo in grassetto e/o in corsivo); anche qui i titoli devono essere semantici (significativi), e non sintattici (vuoti, formali, generici: non ha senso intitolare un capitolo “Primo, Secondo capitolo”; meglio sintetizzare il senso di ciò che il lettore vi troverà leggendolo).

• tutte le poesie vanno intestate prima del testo (non dopo!), segnalando nell’ordine: 
1) nome dell’autore;
2) titolo (se ce l’ha) o incipit della poesia tra virgolette;
3) titolo della raccolta in corsivo, forma e numero progressivo del testo
es.: F. Petrarca, “Or vedi Amor che giovenetta donna”, dal Canzoniere, madrigale n. 121;
es.: Jacopo da Lentini, dalle Poesie, sonetto n. 35.

• nessuna poesia va mai (MAI) impaginata in epigrafe da morto (= con tutto il testo centrato): sembra di essere al cimitero! al massimo si può giustificarla a sinistra, spostando il margine di 1-2 cm verso il centro del foglio.
 

Impaginazione

• non è questo il luogo per dare indicazioni specifiche sulla digitazione del testo (lo farò in altra sede). Qui mi preme di precisare alcune regole obbligatorie:
- la pagina deve avere i margini laterali di almeno 2/3 cm
- non è indispensabile la giustificazione a destra, anche se è più gradevole
- non immergere i brevi testolini in oceani di spazi bianchi: non serve a far credere al povero lettore che il lavoro è corposo!

• quanto alla digitazione del testo:
- il carattere del testo principale deve essere di corpo 12 (massimo 14) pt (= punti, misura tipografica), non di meno né di più, per questioni di leggibilità; i titoli dei paragrafi possono essere un po’ più grandi, ma senza esagerare (18/20 pt)

• vanno sempre rispettate le regole delle spaziature:
- le punteggiature devono essere sempre seguite e non precedute da uno spazio;
-i segni di apertura (parentesi, virgolette, apici) sono preceduti e non seguiti da spazio;
- l’apostrofo non è preceduto né seguito da spazio;
- il trattino parentetico è preceduto e seguito da spazio;
- il corsivo (italic) è riservato all’uso metalinguistico (specie per le parole chiave), ai titoli di libri o riviste e alle parole non italiane;
- il grassetto (bold) serve solo per mettere in rilievo le parole oggetto di analisi (non più di 1-2 per pagina).

• le citazioni letterali
- vanno tra virgolette caporali (« ») dentro nel testo principale, fino a tre righe;
- se più lunghe di tre righe, vanno in paragrafi separati, in corpo ridotto e margine sinistro allargato (sconsiglio tuttavia di usare citazioni letterali più lunghe di tre righe nelle vostre tesine, che di solito sono lunghe poco più di sei righe: finirebbero coll’essere delle raccolte di fotocopie!)
 

Bibliografia

• se dico
- che voglio una bibliografia fatta solo di testi che hanno chiaramente indicato l’autore, la data e le pagine (chi? quando? dove?);
- che voglio l’elenco in ultima pagina, in ordine di cognome e data; e
- che voglio i rimandi fatti nella forma “COGNOME, data, p.”,
- allora significa che li voglio come ho detto che li voglio, e che se sono fatti in qualunque modo diverso da così, non li considero giusti.

• la ragione ve l’ho già detta e non ho voglia di ripeterla: fate voi mente locale sui problemi del copia-incolla e del plagio...

• una sola precisazione sulla citazione dei versi nelle poesie:
- si usa “v.” seguito dal numero in cifra araba, se è uno solo / “vv.” più i due numeri in cifra separati dal trattino, se sono più di uno
es.: v. 13; vv. 6-8