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Le pantoffole di messer Roberto

Una lettura decisamente utile anche per riflettere sul nostro rapporto, di noi moderni, con gli altri e sulle sue motivazioni profonde, può essere certamente quello del Galateo di Giovanni della Casa. Vi riporto il testo integrale (30 capitoletti), di cui dovrete leggerne almeno quindici (una dozzina sono segnati a margine in rosso o in giallo, e sono obbligatori).

Non preoccupatevi di capire per forza tutto. Fate un piccolo sforzo per arrivare da soli al senso di base del testo, che poi alla fine è uno solo e per certi versi molto vicino alla nostra sensiblità di moderni, pur nella lontananza linguistica: comunicare vuol dire in fondo dare al proprio interlocutore la sensazione che per noi è una persona di valore (come pure cercare dall'interlocutore segnali che noi siamo persone di valore per lui). Basterebbe una semplice considerazione del genere per risolvere tanti conflitti di incomunicabilità.

Nella vostra pagina del sito ci sono anche due testi del Cortegiano di Baldassarre Castiglione su affettazione e sprezzatura. Considerazioni interessanti se, anziché collocate tra i nullafacenti nobilotti ballerini delle corti rinascimentali, le riferissimo ai nostri atteggiamenti di comunicazione quotidiana, anche scritta: non è bravo chi mostra la fatica di fare quel che fa, e nemmeno chi ostenta di non far faticca, ma solo chi dà l'impressione di spontaneità, senza lasciar sospettare al suo interlocutore che esista una fatica del far bene.

PS. A leggere gli ultimi paragrafi del Galateo, mi par di vedere la descrizione di qualcuno di voi a lezione...

Già che ci sono, ricordo che alcuni non hanno ancora eseguito i compiti per il 3 ottobre!

Quanto ai giornalisti da leggere per quanto dicevo stamattina, suggerisco in ordine di sprezzatura: Tonino Zana, Alberto Pesce, Egidio Bonomi, Enrico Raggi, del Giornale di Brescia.