Top menu

2011_forza-del-vento_w.jpg2009_sorgere_w.jpg2011_cespuglio_w.jpg2009_sottobosco_w.jpg2010_temporale_w.jpgquomodo-testata-blog.jpg2011_paes-invernale-2_w.jpg2010_steppa_w.jpg2009_mantovainrosso_w.jpg2009_tramonto2_w.jpg2007_grandepino_w.jpg2012_campo-papaveri_w.jpg2012_squarcio-di-luce_w.jpg2009_tramonto_w.jpg2011_marina_w.jpg2009_toscanasera_w.jpg2011_settembre_w.jpg2008_acquitrino_w.jpg2009_incendio_w.jpg2008_controlucemn_w.jpg2008_oltreorizzonte_w.jpg2009_stagno_w.jpg2011_schiumadonda_w.jpg2012_nebbia-su-mantova_w.jpg2011_paes-invernale-1_w.jpg2012_tre-alberi_w.jpg

Fior da fiore

Proviamo a vedere se, annotando in questo spazio alcuni degli errori più frequenti che trovo nelle vostre versioni, qualcuno di voi si rende conto dei suoi limiti, e provvede tempestivamente a rimediarvi.

Naturalmente procedo in forma non ordinata, ma cogliendo fior da fiore di quanto trovo nei vostri compitini (ci penserete poi voi a rimettere ordine nelle mie indicazioni).

• cominciamo da un problema di sintassi italiana: in italiano una proposizione dipendente implicita (infinito, gerundio o participio) deve avere lo stesso soggetto della sua reggente, altrimenti è sbagliata (la ragione si capisce al volo: siccome i modi impliciti non hanno la persona grammaticale, devono appoggiarsi al soggetto del verbo esplicito che li regge).
Quindi è sbagliato (in italiano!) scrivere: “essendo caduto in acqua il travicello, il popolo delle rane si spaventò”, perché soggetto della dipendente è travicello, mentre soggetto della reggente è rane (è corretto invece: “poiché / dopo che fu caduto in acqua il travicello, le rane...”).
Viceversa: “avendo visto il travicello fermo, le rane vi saltarono sopra” è giusto, perché rane è soggetto di entrambe le frasi.

• nessuno ha mai sentito parlare del “rasoio di Ockham”? vuol dire semplicemente che quando una stessa cosa si può dire con meno parole, o con parole più piccole, allora si deve dire con meno parole o con parole più piccole.
Quindi, se in latino trovi un pronome che si può tradurre: “questo”, oppure “lui” oppure “lo”, la forma più giusta è per forza “lo”, perché è la più piccola.
Es.: «in illud insiluerunt» = “saltarono sopra a quello; saltarono sopra ad esso; vi saltarono sopra”: la terza è la traduzione più giusta, la prima la più sbagliata.
» www.webalice.it/quomodo/dizionar/logica/ockham.htm

• altro problema che vedo frequentemente violato: un perfectum va sempre tradotto con un tempo composto (se no è sbagliato); così pure un infectum va sempre tradotto con un tempo semplice (se no è sbagliato).
Ne riparleremo presto in classe, non appena spiegato l’infectum e il perfectum.

• un’altra strana usanza molto rischiosa degli studenti è quella di spostare le parole del latino da dove stanno: in realtà in latino le uniche vere differenze di posizione rispetto all’italiano sono
a) il verbo, che sta in fondo alla frase;
b) il genitivo, che sta prima del termine di cui è complemento (come in inglese).
Quindi le uniche parole da spostare in una traduzione sono
1) il verbo, che in italiano va messo sempre davanti al complemento oggetto;
2) il genitivo, che in italiano va messo sempre dopo il termine di cui è complemento.
Tutto il resto deve stare nello stesso posto e nello stesso ordine che ha in latino.

• altro problema stilistico: se in latino è usata la stessa parola, anche in italiano dovrete usare la stessa traduzione; viceversa, se in latino si usano parole diverse, anche in italiano dovrete usare parole diverse.
Es.: «in undas... aquas» non vanno bene tradotti entrambi “nell’acqua... l’acqua”, ma occorre usare due parole diverse, due sinonimi, come in latino.