Top menu

2012_tre-alberi_w.jpg2011_paes-invernale-2_w.jpg2009_incendio_w.jpg2009_mantovainrosso_w.jpg2011_paes-invernale-1_w.jpg2010_temporale_w.jpg2009_toscanasera_w.jpg2009_tramonto_w.jpg2012_campo-papaveri_w.jpgquomodo-testata-blog.jpg2009_sottobosco_w.jpg2011_forza-del-vento_w.jpg2012_squarcio-di-luce_w.jpg2011_marina_w.jpg2009_tramonto2_w.jpg2010_steppa_w.jpg2008_controlucemn_w.jpg2008_acquitrino_w.jpg2008_oltreorizzonte_w.jpg2007_grandepino_w.jpg2011_settembre_w.jpg2011_schiumadonda_w.jpg2012_nebbia-su-mantova_w.jpg2009_stagno_w.jpg2009_sorgere_w.jpg2011_cespuglio_w.jpg

Zuppa di fresconate mal digerite

Pongo una domanda, che – data la domanda stessa – non sarebbe da porre alle persone a cui la pongo (nel senso che, se fossero in grado di rispondere, probabilmente la domanda non si porrebbe neppure nella testa del domandatore).

Per quale motivo i nostri studenti sono per lo più totalmente incapaci di svolgere un testo su qualsiasi argomento di attualità, che non sia una zuppa di frasi scompagnate (tipo una mediocre raccolta di brandelli di fotocopine ritagliate di qua e di là senza criterio), infarcita per giunta di luoghi comuni mal digeriti?

Invero, una tale domanda sarebbe da porre più ai docenti di italiano, perché in fondo verte implicitamente sul dilemma se il difetto dipende dall’incapacità dei docenti di allenare gli studenti a pensare cose sensate, e soprattutto a esprimere per scritto e a voce i loro eventuali pensamenti in modo sensato; ovvero dall’incapacità degli studenti stessi a formulare, sia in testa loro sia sul foglio di carta, un pensierino che non sia una scipita e stinta fotocopia di quel pastone informe che respirano ogni giorno dai media che frequentano (quando li frequentano).

Se a ciò si aggiunge l’impressione sempre più netta e consistente che non c’è parola che un insegnante dica in classe, che sia raccolta (o magari contestata: volesse il cielo!) da quasi nessuno... Vedi, a puro titolo esemplificativo per una questione formale, la banalità di formulare i rimandi alle citazioni (“scrivete semplicemente il cognome dell’autore e il numero della traccia, dentro o fuori parentesi, prima o dopo la citazione”); oppure, cosa ancor più grave sul piano del rigore logico del pensiero, la testardaggine a non comprendere quel semplice e ovvio principio per cui non viene prima la classificazione e poi il contenuto, bensì prima il contenuto, poi la classificazione (come dire: Manzoni non scrive cose romantiche perché appartiene al romanticismo, ma al contrario appartiene al romanticismo perché scrive cose romantiche).

E sì che a me sembrerebbe una questione di un ovvio...

Aspetto qualche risposta. (Ah già: per rispondere a queste domande bisognerebbe però essere in grado di pensare qualcosa di più di meri luoghi comuni...).