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Orazio, "Eheu fugaces Postume"

Orazio: absumet heres Caecuba dignior

Il nostro destino è la morte

 

Q. HORATIUS Flaccus (65-8 a.C.)

Carmina II, 14

 

Nota metrica. Sistema alcaico, ossia strofe tetrastica costituita da due endecasillabi, un enneasillabo e un decasillabo alcaici:

∪—∪—,—|—∪∪,—∪—
∪—∪—,—|—∪∪,—∪—
   ∪—∪—,——∪—,—
  —∪∪,—∪∪,—∪——.

 

  Eheu fugaces, Postume, Postume,
labuntur anni nec pietas moram
     rugis et instanti senectae
     adferet indomitaeque morti,

  5 non, si trecenis quotquot eunt dies,
amice, places inlacrimabilem
     Plutona tauris, qui ter amplum
     Geryonen Tityonque tristi
 
 
10
compescit unda, scilicet omnibus
quicumque terrae munere uescimur
     enauiganda, siue reges
     siue inopes erimus coloni.
 
 
 
15
Frustra cruento Marte carebimus
fractisque rauci fluctibus Hadriae,
     frustra per autumnos nocentem
     corporibus metuemus Austrum:
 
 
 
 
20
uisendus ater flumine languido
Cocytos errans et Danai genus
     infame damnatusque longi
     Sisyphus Aeolides laboris.
 
  Linquenda tellus et domus et placens
uxor, neque harum quas colis arborum
     te praeter inuisas cupressos
     ulla breuem dominum sequetur;
 
25 absumet heres Caecuba dignior
seruata centum clauibus et mero
     tinguet pauimentum superbo,
     pontificum potiore cenis.
 

 

 Traduzione interpretativa (qm)

2. (qm 2008)

Ahimè, fugaci, Postumo... Postumo,
svaniscon gli anni e la bontà non farà attendere
le rughe, e la vecchiaia imminente,
e la morte invincibile,

nemmeno se trecento volte di più
fossero i giorni, amico, non placheresti
coi tori (sacrificati) Plutone illacrimevole,
che il tre volte grande Gerione e Titione ricopre

di triste onda, quella che tutti
dovremo attraversare, chiunque saremo
noi che mangiamo i doni della terra,
che siamo  re o poveri contadini.

Invano eviteremo Marte insanguinato,
o i flutti spezzati del rauco Adriatico;
invano terremo testa all’Austro nocivo
per i corpi d’autunno in autunno.

Si dovrà vedere il nero Cocito
che scorre di languido flusso,
e l’infamata stirpe di Danao,
e Sisifo eolio condannato a eterna fatica.

Si dovrà lasciare e terra, e casa,
e la donna del cuore, e tra gli alberi che coltivi,
nessuno seguirà te breve padrone,
se non gli infami cipressi.

L’erede più furbo si sgollerà il cecubo
conservato sotto cento chiavi
e tingerà il suolo di quel vino di pregio,
meglio delle cene dei pontefici.


 Problemi grammaticali