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Cavalcanti, “Tu m’hai sì piena di dolor la mente”

Cavalcanti: come colui ch’è fuori di vita

Il motivo dell’amante automa

 

Guido CAVALCANTI (c.1255-1300)
dalle Rime, 8

 

Il poeta si rivolge con un insolito “tu” a un’amata, che dell’umiltà non ha traccia. Il tema della donna irraggiungibile perché spietata si intreccia alla rappresentazione metaforica dello sbigottimento e dell’angoscia dell’amante.

Nota metrica. Sonetto, rime ABAB ABAB CDE DCE.

 

    Tu m’hai sì piena (1) di dolor la mente, [a]
che l’anima si briga (2) di partire,
e li sospir’ che manda ‘l cor dolente
mostrano agli occhi che non può soffrire (3).

    Amor, che lo tuo grande valor sente,
dice: “E’ mi duol che ti convien morire [b]
per questa fiera donna, che nïente (4)
par che piatate di te (5) voglia udire”.

    I’ vo (6) come colui ch’è fuor di vita,
che pare, a chi lo sguarda, ch’omo sia
fatto di rame o di pietra o di legno,

    che si conduca sol per maestria (7)
e porti ne lo core una ferita
che sia, com’ egli è morto, aperto (8) segno.

1 “riempita”.
2 “si affretta”.
3 “mostrano agli occhi degli altri che il cuore non può sopportare”.
4 “per niente”.
5 “pietà di te”.
6 “io vado”, mi muovo.
7 “con un meccanismo”.
8 “evidente”.

 

 Sintesi del contenuto

• Il dolore è così grande che l’anima intellettiva abbandona la propria sede, nella mente. [1-4]
• Amore è commosso per l’inevitabile annientamento dell’amante. [5-8]
• L’uomo sembra muoversi come un congegno meccanico. [9-14]

 Guida alla lettura

[a] La battaglia d’amore si è conclusa. Sul campo rimane il corpo senza vera vita del poeta, ridotto a inerte automa. Nella generale desolazione c’è spazio solo per le parole pietose di Amore. Il lessico è fortemente omogeneo: dolor, dolente, soffrire, morire, fuor di vita, morto. Non si descrive drammaticamente lo scontro nel cuore, ma se ne rappresentano gli esiti psicologici e affettivi.

[b] «Convien morire»: convien è parola chiave in Cavalcanti. L’amore e la conseguente prostrazione sono fenomeni inevitabili.

 Proposte di lavoro

1) L’immagine dell’automa è confrontabile con la statüa d’ottono di Guinizzelli (Lo vostro bel saluto, v. 12) e con la rappresentazione dello stato di sospensione fra vita e morte nella canzone Ancor che l’aigua di Guido delle Colonne. Analizza parallelamente i tre testi riconoscendo uguaglianze e differenze.
2) La superiorità della donna rispetto all’uomo e all’umana capacità di conoscenza assume valore diverso nei sonetti Chi è questa che vèn ch’ogn’om la mira e Tu m’hai sì piena di dolor la mente. Spiega come il poeta percepisce, nei due testi, la lontananza della donna.

(a cura di Luigi Tonoli, 2008)