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ballata

La ballata è una delle tre forme principali della lirica dell’età di Dante: come la canzone e il sonetto, è formata di stanze con una fronte di due piedi in genere uguali e una sirma di due volte, ma si differenzia dalle altre due forme perché la seconda volta della sirma è costituita da un ritornello (ripresa) uguale per tutte le stanze, che implica la presenza di rime costanti per tutta la composizione (indicate con le lettere x, y). La ripresa è sempre presentata all’inizio del componimento.

La ballata medievale, originariamente accompagnata non solo dalla musica ma anche dai danzatori (‘canzone a ballo’), è una composizione metrica tipicamente italiana, che sorge a Firenze e Bologna attorno alla metà del XIII secolo e raggiunge la perfezione con lo Stilnovo (in Firenze fu promossa da G. Cavalcanti) e Petrarca. Ignota ai Siciliani, venne usata da Guittone e Jacopone e poi da altri come metro della ►lauda.

Sua caratteristica fondamentale è la presenza, al posto della prima ►strofa, di un ritornello o ripresa (lat. responsorium) la cui ultima rima è ripetuta, di norma, alla fine della ►stanza (o delle stanze, sempre tutte uguali tra loro). La forma più primitiva è la seguente (convenzionalmente per le rime della ripresa si usano le ultime lettere dell’alfabeto): xx; aaax; bbbx (cfr. Jacopone). Poi si sviluppò nella forma: xyyx; abababbx. Ogni coppia di rime ab si chiama mutazione o piede, e il quarto elemento bx si chiama volta. Nell’esecuzione musicale la ripresa deve essere cantata tra una stanza e l’altra; nella versione letteraria è frequente che la ballata sia formata da una ripresa seguita da una o più stanze (le ballate pluristrofiche da Bembo sono dette vestite).

L’evoluzione più matura della ballataantica è la seguente: XYYX (ripresa); ABAB (piedi), BCCX (volta): ossia una forma molto simile alla stanza di ►canzone, con la fronte di due piedi uguali, ma con la sirma di una sola volta, giacché il ritornello ripetuto prende il posto della seconda volta. L’ultimo verso della volta deve sempre essere rimato coll’ultimo del ritornello.

Nel ‘ballo in tondo’ si svolgeva un intero giro di danza a destra durante la ripresa, mezzo giro a sinistra al primo piede, mezzo di nuovo a destra al secondo, e uno intero a sinistra durante la volta; così alla fine tutte i danzatori si ritrovavano nella posizione iniziale. Nel De vulgari eloquentia Dante teorizza la superiorità delle canzoni sulle ballate, proprio perché queste hanno bisogno di danzatori).

In passato le classificazioni delle ballate erano piuttosto complesse; oggi si tende a semplificare definendo:

1) ballata grande: con ripresa di quattro versi;
2) ballata mezzana: con ripresa di tre versi;
3) ballata minore: con ripresa di due versi;
4) ballata piccola e minima: con ripresa di un solo verso (un endecasillabo, o verso minore);
5) ballata estravagante: con ripresa di più di quattro versi.

Nell’età moderna la ballata è stata riproposta in molte forme; in particolare, nell’età romantica assume il nome di ►romanza.