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Il diavolo e le campanelle

5ªAB - Italiano

Se credete che il vezzo di affibbiare valenze sataniche alla musica contemporanea non gradita dalla società dei benpensanti sia un'esclusiva di certo rock anni '70, vuol dire che non siete molto informati sulla storia della musica, che quasi a ogni giro di boa ripropone il fenomeno.

Senza andare a rivangare il buon vecchio Platone, che aveva le sue brave incrollabili ideuzze sulla musica educativa (l'armonia diatonica e la scala dorica suonata con la cetra) e quella diseducativa (l'armonia cromatica ed enarmonica, specie se suonata coll'aulòs, una sorta di doppio oboe dei suoi tempi), basta pensare al successone che riscosse fra le ragazzotte di buona famiglia la propaganda di quel marpione di Paganini con la ben calibrata insinuazione di aver fatto un patto col diavolo per garantirsi l'imbattibile bravura.

Un marketing di successo che trovò degna emulazione in molti altri divi virtuosi del secolo XIX, in particolare Berlioz et Liszt, che di Paganini erano ammiratori e imitatori sfegatati. Se poi ci aggiungiamo il gusto speziato per la depravazione assoluta che diventa di moda fra i dandy di metà '800, si capisce che molta musica del tempo ammiccasse più o meno esplicitamente ai segni consueti della demonologia di tutti i tempi (dal 666 della bestia al diabolus in musica del tritono, e via di questo passo).

Intanto vi metto a disposizione un paio di registrazioni delle musiche ascoltate stamattina: poi magari ne riparliamo, allargando un po' il discorso al melodramma e alla letteratura.

 

Nicolò Paganini (1782-1840)
3. Rondò à la clochette (rondò con la campanella), dal Concerto per violino e orchestra n. 2 in si minore op. 7 [MS 48] (1826)

Famosissimo terzo tempo del concerto op. 7, prende il nome dalla campanella prevista nell'organico strumentale. Strutturalmente si tratta di un rondò, ossia di un ritornello (refrain), un valzerino di forma tripartita ABA', ripreso tre volte in alternanza a due lunghi momenti di libera costruzione inventiva e virtuosistica (couplets).

 

Franz Liszt (1811-1886)
"La campanella", Étude S 140 n. 3

La rielaborazione pianistica di Liszt si limita al refrain del rondò di Paganini (escusi i couplets), riproponendolo in una serie di variazioni, basate essenzialmente sulle diminuzioni (= progressivo aumento del numero di note nelle unità di tempo) e sul barriolage (= velocissima alternanza nella stessa mano tra le note della melodia e una o più note fisse), dapprima semplice, poi arricchito di trilli semplici e doppi.

 


Per approfondire

• "La musica e il patto col diavolo", (Coltura Generale)
Un'agile panoramica del mito del diavolo in musica da Faust all'heavy metal.