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Tromboncino, “Zefiro spira e il bel tempo rimena”

Bartolomeo TROMBONCINO (1450-1535)

“Zefiro spira e il bel tempo rimena”, frottola

da Franciscus Bossinensis, Tenori e contrabbassi intabulati col sopran in canto figurato per cantar e sonar col lauto, libro I (1509)

 

Zefiro spira e il bel tempo rimena,
Amor promette gaudio agli animali.

Ognun vive contento, io me lamento
Ch’amor m’ha fatto albergo di tormento.

 

L’ampia campagna de bei fiori è piena,
Ogni cor si prepara ai dolci strali.
Progne scordata de l’antica pena,
Verso il nostro orizzonte spiega l’ali.

Ognun vive contento, io me lamento
Ch’amor m’ha fatto albergo di tormento.

 

Ridono i prati e ‘l ciel si rasserena
Giove s’allegra di mirar sua figlia
L’aria e la terra è d’amor piena
Ogni anima d’amor si riconsiglia.

Ognun vive contento, io me lamento
Ch’amor m’ha fatto albergo di tormento.

 

 

 

  Per approfondire

• Francesco Petrarca, "Zefiro torna e ‘l bel tempo rimena", dal Canzoniere son. 310

Massimo Marchese, dalla brochure del cd "FRANCISCUS BOSSINENSIS, Petrarca ed il cantare a liuto" (Tactus, 2004)

«In Italia, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, la frottola aprì una stagione musicale del tutto nuova e totalmente indipendente dagli stili fiamminghi. Fu anche grazie a Isabella d'Este, grande promotrice di cultura nelle sue varie forme, che questo nuovo genere musicale entrò ben presto nelle principali corti italiane quali Mantova, Ferrara, Venezia, Milano. La molteplicità delle conoscenze e degli interessi, specialmente letterari, di questi ambienti è riflesso nella varietà di forme poetiche in cui si presenta la frottola: testi di poeti illustri – primo fra tutti il Petrarca di cui furono musicati numerosi componimenti tratti dal Canzoniere – e testi commissionati a poeti minori, ma anche testi in latino, che testimoniano il gusto della riscoperta dell’antichità classica, e testi popolari ripresi e “arrangiati” nella nuova veste frottolistica. A questa oscillazione fra generi letterari “alti” e “bassi” corrispondeva naturalmente una varietà metrica: denominate come frottole troviamo infatti strambotti, ballate, sonetti, odi, capitoli e altro.

I principali elementi che determinarono il successo della frottola furono la semplicità nel ritmo e la fusione che si creava tra la musica e il testo, che in genere era di carattere amoroso. Ma era il modo di condurre le voci il tratto distintivo che caratterizzava la frottola. Si trattava di una composizione polifonica a quattro voci – e questa non era una novità – ma in realtà le tre voci inferiori (altus, tenor, bassus) sembravano scritte per l'accompagnamento della voce superiore (cantus): al canto era affidata la melodia, mentre il basso "realizzava" la base armonica; le voci del contralto e del tenore, invece, completavano l'armonia.

La frottola era nata per essere eseguita a quattro voci, probabilmente a cappella, ma la difficoltà a reperire sempre tutte le voci portò ben presto a rivedere il modo di eseguirla, talvolta utilizzando strumenti musicali che avevano la funzione di raddoppiare le parti vocali. Fu così che divenne piuttosto frequente l'esecuzione per canto e liuto, il quale, omettendo spesso la parte del contralto, raggruppava le parti del tenore e del basso. Quest'ultima combinazione, canto e liuto, grazie al piacevolissimo impasto timbrico, riscosse un tale successo da indurre molti editori a pubblicare opere che andavano incontro alla crescente richiesta.

Tra le prime opere dedicate a questa formazione spiccano i due volumi Tenori e contrabbassi intabulati col sopran in canto figurato per cantar e sonar col lauto di Franciscus Bossinensis, liutista e compositore originario della Bosnia. Si tratta degli unici libri di questo autore conosciuti o per meglio dire a noi pervenuti. Le due raccolte di frottole per canto e liuto vennero stampate a Venezia nel 1509 e a Fossombrone nel 1511 dal noto editore Ottaviano Petrucci, e dedicate entrambe a Girolamo Barberigo, primicerio di San Marco dal 1501. Si tratta forse del primo esempio di musica a stampa a carattere divulgativo: sebbene il canto accompagnato dal liuto fosse un'eredità del Trecento (lo stesso Petrarca si dilettava con questo tipo di esibizione), la nascita della stampa musicale contribuì a diffondere notevolmente questa pratica musicale. Le frottole raccolte dal Bossinensis appartengono ai maggiori frottolisti dell'epoca quali Bartolomeo Tromboncino, Marchetto Cara, Francesco d'Ana detto Varoter, Benedetto Cariteo, Serafino Aquilano e molti altri.

La tecnica utilizzata dal Bossinensis è quella di intavolare per liuto (cioè trascrivere con una notazione particolare adatta al liuto) le parti del tenore e del basso omettendo la voce dell'altus, e di lasciare in notazione mensurale (quella su pentagramma) la voce del canto. Questo sistema meccanico di trascrizione della parte per liuto va a contrapporsi ai libri per solo liuto del Petrucci (Spinacino, Dalza, Alemani) in cui viene sottolineata una prassi esecutiva ricca di fioriture e diminuzioni, talvolta altamente virtuosistica. Unico esempio, nel Bossinensis, che si distacca da questo modello è lo strambotto “Amando e desiando”, di Benedetto Cariteo, in cui per una volta troviamo una scrittura più ricca di diminuzioni.

I due libri del Bossinensis contengono, inoltre, 46 ricercari associati alle frottole. Questi venivano eseguiti o prima delle frottole (come preludi) o dopo. Gli abbinamenti erano segnati, attraverso una combinazione di lettere, sul titolo del brano.»