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Quintiliano, Giudizio su Seneca

Quintiliano: placebat propter sola vitia

Un giudizio critico su Seneca scrittore

 

M. Fabius QUINTILIANUS (35/40-96)

Institutio Oratoria, X, 125-131 [458-459]

 

CXXV. Ex industria Senecam in omni genere eloquentiae distuli, propter vulgatam falso de me opinionem qua damnare eum et invisum quoque habere sum creditus. Quod accidit mihi dum corruptum et omnibus vitiis fractum dicendi genus revocare ad severiora iudicia contendo: tum autem solus hic fere in manibus adulescentium fuit.

Per principio, Seneca l’ho tenuto da parte nella trattazione di tutti le tipologie di eloquenza, per la calunnia falsamente divulgata sul mio conto, per cui credono che io lo critichi e peggio ancora ce l’abbia con lui. Il che mi succede proprio mentre ce la metto tutta a ricondurre a criteri più rigorosi il suo modo di parlare (scrivere) frammentato e spezzettato da difetti di ogni tipo: eppure a quel tempo quasi solo lui i miei giovani studenti avevano per le mani.

CXXVI. Quem non equidem omnino conabar excutere, sed potioribus praeferri non sinebam, quos ille non destiterat incessere, cum diversi sibi conscius generis placere se in dicendo posse quibus illi placerent diffideret. Amabant autem eum magis quam imitabantur, tantumque ab illo defluebant quantum ille ab antiquis descenderat.

In realtà io non tentavo affatto di strapparglielo via, però non permettevo che fosse anteposto agli autori classici, che egli stesso non aveva rinunciato a criticare, mentre, perfettamente consapevole della stravaganza del proprio stile, diffidava di poter piacere nel parlare (scrivere) a coloro ai quali i classici piacciono. D’altronde i miei studenti lo ammiravano più di quanto non lo imitassero, e scivolavano via da lui tanto quanto lui si era discostato dagli antichi.

CXXVII. Foret enim optandum pares ac saltem proximos illi viro fieri. Sed placebat propter sola vitia, et ad ea se quisque dirigebat effingenda quae poterat: deinde cum se iactaret eodem modo dicere, Senecam infamabat. Sarebbe stato preferibile se essi si fossero assimilati o almeno avvicinati alla sua umanità. Ma egli piaceva loro soltanto per i suoi difetti, e loro si davano da fare a scimmiottare tutto quel che riuscivano: ma poi, pretendendo di parlare nel suo stesso modo, insultavano Seneca.

CXXVIII. Cuius et multae alioqui et magnae virtutes fuerunt, ingenium facile et copiosum, plurimum studii, multa rerum cognitio, in qua tamen aliquando ab iis quibus inquirenda quaedam mandabat deceptus est. Tractavit etiam omnem fere studiorum materiam: CXXIX. nam et orationes eius et poemata et epistulae et dialogi feruntur.

Del resto numerosi e notevoli erano i suoi pregi: un’intelligenza agile e sugosa, una passione sconfinata, una minuta conoscenza della realtà, nella quale però in qualche occasione fu messo fuori strada da coloro che incaricava di certe ricerche. Ha affrontato quasi ogni genere di argomento: in effetti di lui si tramandano orazioni, poesie, e lettere, e trattati.

In philosophia parum diligens, egregius tamen vitiorum insectator fuit. Multae in eo claraeque sententiae, multa etiam morum gratia legenda, sed in eloquendo corrupta pleraque, atque eo perniciosissima quod abundant dulcibus vitiis.

Nella filosofia fu poco sistematico, eppure fu eccellente indagatore della morale. Sono numerose e celebri le sue argomentazioni, e molte meritano di essere lette con vantaggio spirituale, ma nella tecnica retorica sono per lo più frammentarie e per giunta pericolosissime perché abbondano di difetti piacevoli.

CXXX. Velles eum suo ingenio dixisse, alieno iudicio: nam si aliqua contempsisset, si +parum+ non concupisset, si non omnia sua amasset, si rerum pondera minutissimis sententiis non fregisset, consensu potius eruditorum quam puerorum amore comprobaretur.

Ci si sarebbe aspettati che egli avesse parlato (scritto) seguendo sì il proprio istinto, ma anche le regole affermate: certo, se avesse operato una selezione, se non avesse puntato basso, se non fosse rimasto affezionato alle proprie idiosincrasie, se non avesse spezzettato il peso dei pensieri in minuscole frasette, sarebbe stato premiato dall’approvazione dei colti, piuttosto che dal gradimento degli studentelli.

CXXXI. Verum sic quoque iam robustis et severiore genere satis firmatis legendus, vel ideo quod exercere potest utrimque iudicium.

Invece in questo modo si è condannato a esser letto da gente ormai matura e sufficientemente ferrata nello stile più rigoroso, proprio per il fatto che può giudicare da una prospettiva più ampia.

Multa enim, ut dixi, probanda in eo, multa etiam admiranda sunt, eligere modo curae sit; quod utinam ipse fecisset: digna enim fuit illa natura quae meliora vellet; quod voluit effecit.

Ci sono infatti in lui – l’ho già detto – molti contenuti positivi, molti addirittura ammirevoli: sta al buon senso selezionarli con misura; l’avesse fatto lui stesso! – aveva una qualità interiore degna di volere il meglio: ha fatto quel che ha voluto.

 

 Problemi grammaticali

 

 Traduzione interpretativa