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Orazio, "O crudelis adhuc" (4,10)

Orazio: insperata tuae cum veniet pluma superbiae

Giovinezza senz'anima e maturità senza corpo

 

Q. HORATIUS Flaccus (65-8 a.Ch.n.)

Carmina IV, 10

 

Nota metrica. Asclepiadeo maggiore: ,—∪∪,—|—∪∪,—|—∪∪,—∪.

 

O crudelis adhuc et Veneris muneribus potens,
insperata tuae cum ueniet pluma superbiae
et, quae nunc umeris inuolitant, deciderint comae,
nunc et qui color est puniceae flore prior rosae
mutatus Ligurinum in faciem uerterit hispidam,
dices, heu, quotiens te speculo uideris alterum:
‘Quae mens est hodie, cur eadem non puero fuit,
uel cur his animis incolumes non redeunt genae?’

O crudele fin qui e potente dei doni di Venere,
quando alla tua superbia verrà l'inattesa peluria
e saranno cadute le chiome che ora svolazzano sugli omeri,
e il primo colore che ora è di fiore della punica rosa
mutato avrà trasformato Ligurino in una faccia ispida,
dirai ahimè tutte le volte che ti sarai visto altro nello specchio:
«Che mente è (a me) oggi? perché non fu la stessa a (me) ragazzo?
o perché a questi animi non ritornano le guance incolumi?»

 

 Note e problemi grammaticali

 

 Traduzioni a confronto

1. Mario Ramous

A Ligurino

Crudele e superbo dei doni di Venere,
quando una lanugine inattesa
sorprenderà questo tuo orgoglio,
e recisi saranno i capelli
che ti volano intorno alle spalle,
e il colore di rosa purpurea,
che ora fiorisce sul tuo volto,
muterà rendendolo virile,
Ligurino, allo specchio dirai
tu, vedendoti cosí diverso:
‘Ahimè, perché quand’ero ragazzo
non ebbi l’animo che ora ho
e perché non tornano com’erano
le mie guance, ora che ho questo cuore?’