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Catullo, 87 "Nulla potest mulier"

Catullo: in amore tuo ex parte mea

Una storia finita e non finita

 

C. Valerius CATULLUS, Carmina, LXXXVII

La chiave di lettura di questa elegia sta nella ambiguità graduale, dapprima morfo-sintattica, poi semantica delle espressioni.

Tutti i verbi sono al perfetto (amatam, v. 1; amata est, v. 2; fuit, v. 3; reperta est, v. 4), come se si parlasse di una storia finita; anche se il presente potest proprio in esordio parrebbe invitare a una interpretazione attualizzante. Del resto, a parte il fuit gnomico (v. 3), gli altri participi perfetti potrebbero essere intesi come risultativi, dando luogo alla doppia interpretazione passato/presente, o anche perfettivo/durativo (vedi la traduzione letterale).

Il vero rovesciamento epigrammatico si ha a metà dell’ultimo verso, con l’uso fortemente anfibologico del possessivo tuo, in posizione centrale, che a rigore non è genitivo oggettivo ma soggettivo, e quindi non indica l’amore di Catullo per Lesbia, ma quello di Lesbia per Catullo; mentre subito dopo l’enfatica espressione ex parte mea indica nettamente il soggettivo non dell’amore ma del reperimento, e insinua che la fides è (o è stata) reperta (scoperta, inventata) dall’io: quindi l’io non scopre la tanta fides nel proprio amore, ma lo inventa per proiezione (transfert?) in quello di lei. Notevole è anche la dominanza dei passivi e soprattutto la collocazione sistematica dell’io in posizione di agente, che converrebbe con l’inconscia indecisione sulla presa di distanza dalla storia d’amore.

Peraltro, questo piccolo testo, come molti altri di Catullo, si presta bene a una analisi minuziosa delle strutture retoriche e formali: ricorrenze di termini e locuzioni in punti chiave, anafore, parallelismi, chiasmi, variazioni, assonanze e consonanze, correlazioni, ecc.

Nota metrica: distici elegiaci.

 

Nulla potest mulier tantum se dicere amatam
    uere, quantum a me Lesbia amata mea est.

nulla fides ullo fuit umquam foedere tanta,
    quanta in amore tuo ex parte reperta mea est.

Nessuna donna può dire di essere (stata) tanto amata
    davvero, quanto da me la mia Lesbia è (stata) amata.

Nessuna fides fu mai tanto grande in nessun patto,
    quanta nel tuo amore da parte mia è (stata) trovata.

 

 

 Traduzioni contrastive

 

1. Enzo Mandruzzato (1982)

Nessuna donna può dire d’essere stata amata
    davvero, come tu, Lesbia, sei stata amata.

In nessun patto umano ci fu la purezza di cuore
    che questo amore mio ti ha rivelato.

2. Mario Ramous (1988)

Nessuna donna potrà dire ‘sono stata amata’
più di quanto io ti ho amato, Lesbia mia.
Nessun legame avrà mai quella fedeltà
che nel mio amore io ti ho portato.

3. Guido Paduano (1998)

Nessuna donna può dire di essere stata amata tanto
e sinceramente quanto da me la mia Lesbia è stata amata.
Nessun patto è stato osservato con tanta costanza
quanta ce n’è stata nel nostro amore – da parte mia.

4. qm (2008)

Nessuna femmina può dirsi tanto amata
    davvero, quanto da me è amata la mia Lesbia.

Nessuna leale parità in una unione fu mai tanta,
    quanta nell’amore che tu hai, da me s’è disvelato.