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tema (tipologia B)

Suggerimenti metodologici per il saggio breve (tipologia B) e per il tema tradizionale (tipologia D)

 

Sensato - ordinato - piacevole

Intanto una premessa:

in qualunque testo (scritto, ma anche orale) che voglia essere adeguatamente comunicativo, non è importante dire cose per forza nuove o originali; è invece necessario e sufficiente dire cose sensate, in modo ordinato e in stile piacevole:

• sensate   = le cose che dici devono essere poche, vere, pertinenti, non ambigue (inventio)
• ordinate  = devi seguire uno schema semplice, preciso e riconoscibile dal lettore (dispositio)
• piacevoli = la forma di esposizione deve essere, se non proprio bella, quanto meno accettabile (elocutio)

• non trascurare mai di cercare di porti dal punto di vista del destinatario: cosa vede lui nel tuo testo? cosa ci vedresti tu, se ne fossi il destinatario? (questo è sempre fondamentale, e tanto più se dal destinatario il tuo testo dovrà essere valutato)

A questo proposito sarebbe utile prender nota di un paio di dritte di carattere pragma-linguistico, ossia relative agli effetti pratici della comunicazione linguistica.

Principio di cooperazione

Perché ci sia comunicazione corretta non basta che ci sia un mittente, un ricevente e un messaggio

• la corretta comunicazione è regolata dal principio di cooperazione:

- il ricevente vuole sentirsi destinatario, ossia vuole sentire che il mittente intende comunicare con lui
- il mittente vuole sentire che il ricevente si sente destinatario, ossia che intende comunicare con lui

• quindi:

- il mittente si aspetta che il destinatario cooperi alla comunicazione interpretando il messaggio secondo le intenzioni del mittente
- il destinatario si aspetta che il mittente cooperi alla comunicazione fornendo un messaggio capace di essere interpretato correttamente dal destinatario
- insomma: comunicare è un processo che implica attività da parte sia di chi manda sia di chi riceve il messaggio

• il principio di cooperazione si articola sulle cosiddette “quattro massime di Grice

1) massima della qualità: dire solo ciò che si pensa sia vero (e non dire come vero ciò che si pensa non vero)
2) massima della quantità: non informare più o meno di quanto strettamente richiesto dalla situazione comunicativa
3) massima della pertinenza: rispettare rigorosamente l’argomento della comunicazione
4) massima del modo: non produrre enunciati ambigui o non conformi alle conoscenze comuni degli interlocutori

• violare ciascuna di queste aspettative di cooperazione provoca incomprensione, stordimento o derisione (quando càpita che uno non lo fa, di solito gli altri pensano che è matto, o che li sta prendendo per i fondelli)

Cred’io ch’ei credesse ch’io credesse

Per uno che vuol comunicare è assolutamente imprescindibile tener conto delle diverse immagini che interagiscono in ogni comunicazione:

• l’immagine di sé del mittente (“io penso di essere...”)
• l’immagine di sé del destinatario (“lui pensa di essere...”)
• l’immagine del destinatario che ha il mittente (“io penso che lui sia...”)
• l’immagine del mittente che ha il destinatario (“lui pensa che io sia...”)
• l’immagine che il destinatario ha dell’immagine che il mittente ha di lui (“lui pensa che io penso che lui sia...”)

• tutte immagini che in realtà agiscono come meta-immagini (l’immagine che il destinatario ha della tua immagine di te e di lui; l’immagine che tu hai di te e della sua immagine di te, ...)

• un errore è quasi sempre una violazione di qualcuna di queste intricate meta-immagini

• fare errori di ortografia, di sintassi, di lessico compromette l’immagine di te che ha il destinatario (“ma chi è quell’asino qui?!”)

• dire falsità, banalità o paralogismi compromette l’immagine che il destinatario ha della tua immagine di lui (“ma per chi m’ha preso questo qui?!”)

• dire le cose in modo oscuro e involuto compromette l’immagine di sé che ha il destinatario (“ma son scemo io, o è scemo lui?! ... - la seconda che hai detto!!”)