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Cecco, “S’i’ fosse fuoco ardereï ‘l mondo”

Cecco: tutti ’ cristiani imbrigarei

Il programma di vita di un poeta anti-accademico

 

Cecco ANGIOLIERI (c.1260-c.1312)
dalle Rime, 86

 

Il sonetto, costruito come elenco di situazioni desiderate, ricorda il provenzale plazer (elenco di cose piacevoli). Le situazioni però, lungi dall’essere reali come nel plazer, sono per lo più impossibili: la formula ipotetica irreale «s’i’ fosse», in anafora, introduce una serie di adỳnata che danno vita alla caricaturale rappresentazione di una realtà insopportabilmente fastidiosa. Il testo dunque prende la forma di una beffarda parodia del genere trobadorico e finisce per collocarsi a metà fra il plazer e l’enueg (elenco di cose spiacevoli). 

Nota metrica. Sonetto, rime ABBA ABBA CDC DCD.

 

    S’i’ fosse (1) fuoco, ardereï ‘l mondo; [a]
s’i’ fosse vento, lo tempestarei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandereil’ en profondo (2);

    s’i’ fosse papa, allor serei giocondo, [b]
ché tutti ’ cristïani imbrigarei (3);
s’i’ fosse ‘mperator, ben lo farei:
a tutti tagliarei lo capo a tondo (4).

    S’i’ fosse morte, andarei a mi’ padre;
s’i’ fosse vita, non starei con lui:
similemente faría da mi’ madre (5).

    S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui, [c]
torrei (6) le donne giovani e leggiadre:
le zop[p]e vecchie lasserei altrui (7).

1 “Se io fossi”.
2 “lo manderei nel profondo”, lo farei sprofondare.
3 “darei briga”, metterei nei guai.
4 “a tutti quelli che stanno intorno”.
5 “lo stesso farei con mia madre”.
6 “prenderei”, per me.
7 “lascerei agli altri”.

 

 Sintesi del contenuto

• Se fosse un elemento della natura o una autorità universale, devasterebbe il mondo. [1-8]
• Se fosse morte o vita, eliminerebbe i propri genitori. [9-11]
• Se fosse quel che è, ossia Cecco, si prenderebbe tutte le donne giovani e belle. [12-14]

 Guida alla lettura

[a] Il sonetto passa in rassegna gli elementi fondamentali della natura e della società. All’iniziale personificazione del fuoco, dell’aria e dell’acqua (manca solo la terra che sembra piuttosto essere l’oggetto delle distruzioni desiderate) corrispondono in parallelo le tre autorità universali, fondamento di ogni società: Dio, papa e imperatore. Infine si menziona la condizione universale della morte e della vita. Come in un gioco basato su un’unica semplice regola, il poeta immagina di identificarsi di volta in volta in una forza superiore e di procurare devastazione e morte. Secondo una procedura tipica dell’Angiolieri, l’ottica si restringe progressivamente e l’energia distruttrice, che prima si è esercitata sul mondo e sull’umanità, si esaurisce sulla famiglia del poeta, procurando al padre e alla madre una morte affrettata.

[b] Nel gioco delle identificazioni è implicito anche il divertimento: «allor serei giocondo» dichiara al v. 5 e poi nella terzina finale pregusta un sogno erotico che rappresenta un ridimensionamento della portata distruttiva di tutte le precedenti dichiarazioni. Curiosamente il desiderio di appagamento sensuale sembra muovere da una premessa reale («S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui», v. 12), eppure la formula introduttiva è la stessa delle ipotesi irreali precedenti. Si può pensare che anche l’ultimo desiderio sia in fondo irreale.

[c] La terzina finale rivela come l’intento di Angiolieri non sia tanto di contrapporsi alla realtà con protesta astiosa e cinica. Egli non ostenta atteggiamenti da poeta maledetto: semplicemente si diverte a rappresentare la vita, la realtà naturale e sociale, in modo caricaturale e beffardo.

(a cura di Luigi Tonoli, 2008)

 Approfondimenti

Scampoli di filologia [pps]
Esercizi di lettura e trascrizione da un manoscritto dell’inizio XV secolo.