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Guinizzelli, “Io voglio del ver”

Guinizzelli: abassa orgoglio a cui dona salute

I motivi del saluto e della lode

 

Guido Guinizzelli (c.1230-?)
dalle Rime, 10

Il poeta dichiara, in apertura, la propria volontà di lodare la donna amata, in atteggiamento adorante e con espressioni che si rifanno al linguaggio religioso. Poi nelle terzine al tema della lode subentra quello del saluto che dona salute (motivo che troverà grande fortuna in Dante). Della donna, dunque, prima si celebra la bellezza, poi l’apparizione salvifica. E così dalla descrizione dell’amata si passa a quella di chi ne riceve il saluto o, semplicemente, la contempla.

Nota metrica. Sonetto, rime ABAB ABAB CDE CDE.

 

    Io voglio del ver la mia donna laudare [a]
ed asembrarli (1) la rosa e lo giglio:

più che stella diana (2) splende e pare (3),
e ciò ch’è lassú (4) bello a lei somiglio (5).

    Verde river’ (6) a lei rasembro e l’âre (7),
tutti color di fior’, giano (8) e vermiglio,
oro ed azzurro (9) e ricche gioi (10) per dare (11):
medesmo Amor per lei rafina meglio (12).

    Passa per via adorna (13), e sí gentile [b]
ch’abassa orgoglio a cui dona salute (14),

e fa’l de nostra fé (15) se non la crede;

     e no·lle pò apressare (16) om che sia vile;
ancor ve dirò c’à maggior vertute (17):
null’om pò mal pensar fin che la vede.

1 “paragonarle”.
2 La stella “del giorno” (dal latino dies) che appare prima dell’alba.   
3 “appare”.   
4 “in cielo”.   
5 “paragono”.   
6 “riviera”, campagna.   
7 “l’aere”, l’aria.   
8 “giallo”.   
9 “lapislazzuli” (dal latino lazurius).   
10 “gioie”, pietre preziose.   
11 “da regalare”.   
12 “si raffina meglio”, si perfeziona.   
13 “bella”.   
14 “a chi dona il saluto”.   
15 “e lo fa della nostra fede”.   
16 “non può avvicinarsi a lei”.   
17 “virtù”, qualità.

 

 Sintesi del contenuto

• La bellezza della donna è sintesi della bellezza del creato. [1-8]
• La bellezza è visibile anche negli effetti prodotti su chi la contempla. [9-14]

 Guida alla lettura

[a] Le due quartine, collegate dalla ripresa del verbo rassembrare (vv. 2 e 5), sono costruite sull’accumulo di immagini naturalistiche, in particolare floreali. I vv. 6-7 presentano ciascuno tre immagini radiose e colorate. Il tessuto linguistico è religioso: la rosa e il giglio sono tradizionalmente accostati alla Vergine Maria; le laudi sono una forma di preghiera («ch’a Me conven le laude», Guinizzelli, Al cor gentil, v. 55; «Altissimu, onnipotente, bon Signore, | tue so’ le laude», Francesco d’Assisi, Cantico di frate sole, vv. 1-2); le similitudini naturalistiche, la luce e i colori, ricordano il biblico Cantico dei cantici. L’apparato descrittivo sembra incorniciare un’apparizione i cui  effetti sulla natura e sul cuore umano hanno del miracoloso. Anche se ci si avvicina a una dimensione trascendente, si rimane tuttavia ancora nell’ambito cortese e profano degli effetti virtuosi dell’amore.

[b] Se nelle quartine la donna è rappresentata nella staticità di una apparizione sacra, nelle terzine è mostrata nel suo incedere e salutare. L’animo di chi la osserva si purifica: perde l’orgoglio, si converte, diventa incapace di cattivi pensieri (climax ascendente). Il saluto ha effetto salvifico per l’anima di chi la contempla. Si perfeziona progressivamente l’immagine della donna-angelo su cui si era chiusa la canzone Al cor gentil (alla canzone programmatica di Guinizzelli si rinvia anche per il concetto di gentilezza).

(a cura di Luigi Tonoli, 2008)