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reticenza

Figura logica che consiste nell’interrompere più o meno bruscamente una frase, lasciando sospeso il discorso.

Tale sospensione sollecita la partecipazione del destinatario al messaggio, attivandolo a integrare con supposizioni il senso del pensiero, e ne rafforza l’attenzione con la curiosità, che è stimolata più dalle omissioni che dalle enunciazioni esplicite. In certi casi la reticenza serve a insinuare dubbi, sottintendere allusioni o minacce (caso classico è il colloquio del Conte Zio col Padre Provinciale nei Promessi Sposi).

Da non confondere con la preterizione, nella quale si dice che si vuol tacere ciò che invece si dice.

 


Esempi

• sì, ti credo, però... - se potessi dire tutto quel che penso...

• “Il resto nol dico: | già ognuno lo sa” (Da Ponte) - “La parte, sì piccola, i nidi | nel giorno non l’ebbero intera. | Né io...” (Pascoli) - “La sventurata rispose.” (Manzoni)

 

 

Per approfondire

• La reticenza nella letteratura

La reticenza nella musica

MUS. In campo musicale si può intendere come forma di reticenza la cadenza a inganno, o la omissione dell’ultima nota di una cadenza sostituita da pausa (tipico ad es. di certe introduzioni strumentali nelle arie di Verdi). Forse, alla lontana, potrebbero essere reticenze anche le forti implicazioni armoniche lasciate all’orecchio dell’ascoltatore in brani monodici (come, ad es., le partite e sonate per violino, cello o flauto soli di J.S. Bach).

 

La reticenza nelle immagini

CINEMA. Nelle produzioni cinematografiche e soprattutto televisive la reticenza è abilmente sfruttata nei momenti in cui la vicenda viene interrotta per dar luogo agli spazi pubblicitari.

L’inquadratura dell’immagine determina di per sé delle reticenze, poiché inevitabilmente comporta una scelta di ciò che non compare, ma che, in base ai nostri meccanismi percettivi, viene comunque immaginato come prosecuzione di ciò che è rappresentato.

Nelle immagini fotografiche la reticenza si ottiene, ad es., attenuando il soggetto con metodi tecnici di velatura (mascherine semi-trasparenti, filtri, sfocature, ecc.). Si può considerate una forma di reticenza anche il caso in cui si lascia intuire una presenza, ma collocata fuori dal campo dell’immagine.

Assai spesso le immagini di nudo rientrano a pieno titolo in questa figura, essendo il soggetto quasi sempre almeno in parte nascosto. Così pure, per ragioni analoghe, si potrebbero intendere come forme di reticenza i celebri non-finiti michelangioleschi.