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onomatopea

Per onomatopèa si intenda la figura morfologica che consiste in segni linguistici creati per imitazione fonetica di un suono o rumore naturale, come tic-tac per l’orologio, din-don-dan (o simili) per le campane, bau-bau per il cane (e così per tutti i versi degli animali).

Naturalmente un conto è la riproduzione non linguistica di un suono (come imitare il verso di un animale al di fuori di una frase), un altro è produrre un segno di tipo linguistico, con un suo valore sintattico (sento il tic-tac della sveglia: complemento oggetto) e morfologico (sento ticchettare la sveglia, il ticchettio della sveglia).

Attenzione a non confondere l’onomatopea con il fonosimbolismo, in cui non si rimanda alla imitazione di un suono in quanto tale, ma al valore simbolico-metaforico di uno o più suoni (anche se non c’è nessuna cosa o animale che produca tali suoni).

 


Esempi

• e fa schioccar le rame | secche, e sottile fischia tra le fratte (Pascoli)
- treno treno treno treno tren tron | tron tron (ponte di ferro: tatatluuun-|tlin) sssssssiii ssiissii ssiisssssiiii | treno treno febbre del mio | treno express-express-expressssssss press-press... (Marinetti).

ac tuba terribili sonitu taratantara dixit (Ennio): “taratantara” è imitazione diretta (in funzione di oggetto) del terribile suono della tromba (tuba), mentre il ritmo dattilico del verso e l’insistenza su alcuni suoni (-t-, -r-, -u-) è più tipicamente fonosimbolica.