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antitesi

L’antìtesi è una figura logica che consiste nell’accostamento di due parole, locuzioni o frasi di senso opposto (antonimìa: es. bianco-nero, caldo-freddo, buono-cattivo, ecc.), in modo che siano sintatticamente coordinate, in forma copulativa (e), disgiuntiva (o) o avversativa (ma). Nell’antitesi i due termini del contrasto sono posti in uguale risalto dalla coordinazione.

Da non confondere con l’ossimoro, in cui i due termini opposti sono uno subordinato all’altro.

In sintesi, le figure di accostamento di due opposti sono:
antitesi = quando gli opposti sono coordinati (e, o, ma)
ossimoro = quando gli opposti sono uno subordinato all’altro

 


Esempi

• Non fronda verde, ma di color fosco; | non rami schietti, ma nodosi e ‘nvolti; | non pomi v’eran ma stecchi con tosco (Dante)
- tutto ei provò: la gloria | maggior dopo il periglio, | la fuga e la vittoria, | la reggia e il tristo esiglio: | due volte nella polvere, | due volte sull’altar (Manzoni)
- Di quell’amor ch’è palpito | dell’universo intero, | misterioso, altero, | croce e delizia al cor (Piave)
- To be, or not to be - that is the question (Shakespeare)

Senatores boni viri, senatus mala bestia.

 

Per approfondire

LETT.: Petrarca, Canzoniere 134: “Pace non trovo e non ho da far guerra”.

IMM.: Nelle immagini, specie pubblicitarie, talora sono accostati in modo paratattico due opposti, per sottolinearne l’equivalenza (es. antico-moderno), ovvero per alludere a una eventuale via intermedia di conciliazione (es. “liscia, gassata, o Ferrarelle?”).

MUS.: Il linguaggio musicale, nella relativa semplificazione dei suoi mezzi espressivi, si appoggia molto alle opposizioni bipolari antitetiche (forte-piano; veloce-lento; acuto-grave; binario-ternario; monodia-polifonia; consonanza-dissonanza; forma chiusa-aperta; archi-fiati; ecc.), che sono sempre state sfruttate in funzione semiotica; ma il momento in cui tale oppositività ha toccato il suo apogeo è certo quello della musica beethoveniana.