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funzione emotiva

La funzione emotiva (o espressiva), nella teoria della comunicazione di R. Jakobson (1963), si ha quando il messaggio è orientato prevalentemente sul mittente, ponendo in risalto l’atteggiamento psicologico e affettivo del soggetto riguardo a ciò di cui si parla. Ne sono esempi tipici le interiezioni espressive, e naturalmente la prima persona singolare (e plurale).

In senso lato, la funzione emotiva abbraccia le svariate connotazioni psicologiche, affettive ed espressive del cosiddetto ‘io-poetico’ o ‘io-narrante’, ad es. nella poesia lirica, nell’autobiografia, in certi interventi diretti del narratore ‘onnisciente’, nel monologo interiore, nel flusso di coscienza, ecc.

 

 Per approfondire

• Roman JAKOBSON, 1963

Lo strato puramente emotivo, nella lingua, è rappresentato dalle interiezioni. Queste differiscono dai processi del linguaggio referenziale sia per la loro struttura fonica (sequenze foniche particolari o anche suoni insoliti in qualsiasi altro contesto), sia per la loro funzione sintattica (l’interiezione non è un elemento della frase, ma l’equivalente di una frase) «Tt! Tt! disse Mc Ginty»: tutto l’“enunciato”, proferito dal personaggio di Conan Doyle, consiste di due suoni avulsivi. La funzione emotiva, evidente nelle interiezioni, colora in qualche modo tutte le nostre espressioni al livello fonico, grammaticale e lessicale. Se si analizza il linguaggio dal punto di vista dell’informazione che esso trasmette, non si ha il diritto di limitare la nozione di informazione all’aspetto cognitivo del linguaggio. Un individuo che usa elementi espressivi per manifestare l’ironia o lo sdegno, trasmette una chiara informazione [...] In italiano, la differenza fra [si] affermativo e [si:] con allungamento enfatico della vocale, è un elemento linguistico convenzionale, codificato, come la differenza fra vocali brevi e lunghe nell’inglese [ðis] (questo) e [ði:s] (questi); ma nel caso di questa ultima coppia, l’informazione differenziale è fonematica, mentre nella coppia precedente è di carattere emotivo. [...] Supporre con Saporta che la differenza emotiva è un carattere non linguistico, «attribuibile all’attuazione del messaggio e non al messaggio stesso», significa ridurne arbitrariamente la capacita informazionale.

Un vecchio attore del teatro di Stanislavsky a Mosca mi raccontò come, al momento della sua audizione, quel famoso direttore gli chiedesse di trarre quaranta messaggi diversi dall’espressione segodnja večerom(“questa sera”), variando le sfumature espressive. Egli fece un elenco di circa quaranta situazioni emozionali, poi pronunziò la frase in questione in rapporto a ciascuna di queste situazioni, che il suo uditorio doveva riconoscere soltanto dai mutamenti nella forma fonica di quelle due parole. Nell’ambito della ricerca per la descrizione e l’analisi del russo corrente contemporaneo (condotta sotto gli auspici della Rockefeller Foundation), abbiamo chiesto a questo attore di ripetere il test di Stanislavsky. Egli annotò circa cinquanta situazioni che inquadravano quella stessa frase ellittica e registrò su nastro cinquanta messaggi corrispondenti. La maggior parte dei messaggi fu decifrata correttamente, e in tutti i particolari, da ascoltatori di origine moscovita. Aggiungerò che è facile sottoporre tutti i processi emotivi di questo genere ad un’analisi linguistica.

 


Funzione emotiva nelle immagini

- espressioni e gesti che manifestano sentimenti e stati d'animo
- oggetti in pose antropomorfe che richiamano gesti affettivi