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Temi di gennaio

Osservazioni tratte dalle correzioni dei temi di gennaio.

Intanto alcune osservazioni generali:

• ho notato che nessuno (e ribadisco nessuno) si è preso la briga di riguardarsi i “tabù”: se io ve li ho dati e spiegati, la ragione è che esigo che li rispettiate; ciò comporta che, se non li rispettate, io considererò ogni violazione come un errore: è tutto chiaro adesso?

• altra distrazione generalizzata: sono pochissimi quelli che si curano di segnare gli accenti gravi e acuti nelle forme corrette; ho ripetuto talmente tante volte la regola (tutti gravi tranne -é-, che invece è sempre acuto, tranne il verbo è, cioè, più Mosè, diè, piè, , caffè, coccodè, e simili) che non so più come ridirla...

E ora via colle vostre performance:

• i titoli devono essere sufficientemente espliciti e non ingannare o frastornare il lettore («Il ciclo del sapere. Passando per il maestro e il pendolo», per es., sembra il titolo di un thriller di Dario Argento).

• di fronte a una citazione dalle tracce, il lettore vuole sapere prima di tutto chi l’ha detto, e poi in quale traccia è (per trovarlo più agevolmente): quindi le citazioni dalle tracce vanno indicate prima di tutto col nome dell’autore, e solo dopo col numero di traccia, magari tra parentesi: «come scrive Perrini (tr. 4)... secondo le parole di Rigotti (tr. 10)... la bella immagine di Escher (tr. 7)...»

• i numeri vanno scritti in cifra araba se appartengono a una misurazione (peso, lunghezza, quantità) o a una numerazione (date, elenchi, classificazioni): le tracce sono appunto elencate secondo una numerazione progressiva, per cui non vanno identificate in parola.

• attenti alle frasi troppo lunghe: non sapete quasi mai gestirle bene, e poi non sono neanche molto comunicative. Se sapete contare fino a 4-5, allora suggerisco di non scrivere mai frasi più lunghe di 4-5 righe; poi ci mettete un bel punto fermo, e cominciate un’altra bella frasetta, anche lei di non più di 4-5 righe.

• le virgole non servono propriamente a dare il ritmo della lettura, ma a staccare le proposizioni dipendenti dalle reggenti, o gli elementi di un elenco. È severamente proibito separare con la virgola il soggetto o l’oggetto dal loro verbo (tipo: la mamma, compra, le mele).

• espressioni come «si evolve sia in meglio che in peggio» sono stranianti, perché per convenzione l’evoluzione è una bella cosa, cosa che non sarebbe se fosse “in peggio”.

• qualcuno si renderà conto una buona volta che odio i gerundi? Ve ne concedo al massimo uno ogni 4-5 frasi, e certamente non più di uno nella stessa frase, specie se sono “a grappolo”, ossia uno dipendente dall’altro (vedendo l’immagine, interpretandola servendomi dei punti leggendoli...)

• le frasi devono contenere dei concetti, non dei rimandi: fai fare una fatica inutile al povero lettore, che deve andare a leggersi il rimando, mentre potevi dirgli tu il concetto («prendendo imput dal punto a e b della traccia 5»: meglio dire da quali concetti prendi imput, anzi spunto: non usare una parola straniera, se esiste la parola italiana che significa la stessa cosa!)

• attenti anche all’uso dei pronomi, che possono confondere le cose («lavoro di squadra tra l’insegnante e l’allievo, per disegnare lui da solo...»: lui chi? l’insegnante o l’allievo?! E qui non metteteci «per disegnare quest’ultimo» perché è francamente ridicolo un ultimo tra due!)

• attenti alle concordanze a senso: «si può capire un popolo e le loro usanze» non va bene, perché il popolo è sì fatto di molti, ma è un referente singolare!

• non è elegante infarcire i vostri temi di espressioni perentorie e universali, tipo «è assolutamente vero... non potrà mai accadere... è sempre stato da che mondo è mondo... nessun essere pensante può negare che...»: a parte che non è detto che voi abbiate le informazioni sufficienti per supportare simili affermazioni; ma anche se le aveste, non avete idea di quante cose nel mondo non vanno quasi mai come vi credete voi!

• osservate un argomento come questo: «per rendere le materie meno pesanti, un insegnante dovrebbe spiegare in modo più leggero, così da far giungere agli studenti in modo facile informazioni che a loro non risultino complicate»: dice per ben quattro volte la stessa cosa! (argomento tautologico). Altro esempio di tautologia: «la giusta formula del professore perfetto è la giusta via di mezzo tra...»: evitare scrupolosamente la ripetizione dello stesso termine o concetto sia dalla parte del soggetto che da quella del predicato (se no finisce che “una mela è una mela... nella vita si vive... il pensiero pensa...” e robe simili).

• proprio/a è riflessivo, cioè significa “appartenente al soggetto”: quindi la frase «se qualcuno non accetta la propria idea» allude a un povero imbecille che non sa nemmeno ciò in cui crede! (in realtà il malcapitato scrivente intendeva “se qualcun altro non accetta la tua idea”, e invece, dicendo propria, ha detto la sua.

• le citazioni letterali, rigorosamente tra virgolette («»), nei temi come nelle tesine, non devono superare le 3-4 righe, altrimenti non state più scrivendo un saggio breve o lungo, ma un collage di fotocopie. Lo stesso per quanto riguarda le citazioni rielaborate: ciascuna citazione non deve superare 3-4 righe; poi si può tranquillamente passare a un’altra citazione, e infine magari ritornare anche sulla prima: un saggio è una argomentazione svolta su un oggetto preciso, costruita confrontando almeno 3-4 testi tra loro, ed eventualmente anche con le proprie opinioni (quando uno le opinioni ce le ha; se no, è meglio che stia zitto!)

• ogni volta che cambi soggetto, devi (DEVI!) segnalarlo, altrimenti spesso càpita che il lettore interpreta (per colpa tua) che il soggetto sia lo stesso di prima; vedi l’es. «queste idee possiamo affinarle quando ci contraddicono»: il maldestro scrivente intendeva “quando gli altri ci contraddicono”, mentre ha scritto “quando le nostre idee ci contraddicono” (mi sembra di vederlo fare a botte con le sue stesse idee!)

• supidaggine incredibile (mi vergogno io a dirla!): le punteggiature, o le virgolette o parentesi chiuse non vanno mai a capo riga, ma sempre attaccate alla parola precedente, e quindi alla fine della riga superiore.

• della serie “evitare le ripetizioni”: sono da considerare ripetizioni (ossia segno di pigrizia mentale) due o più proposizioni dello stesso tipo nella stessa frase, che non siano coordinate (dipendenti a grappolo); lo stesso vale per infiniti, participi e soprattutto gerundi (odio visceralmente i gerundi: se li usate, sappiate che lo fate a vostro rischio e pericolo).

• certe trovate sono al limite del ridicolo: «un esempio sono la Cina e l’India» mi sembra un gioco di prestigio (era uno, et voilà ora sono due!); forse era il caso di dire “due esempi...”, o no?

• altra cosettina che non sopporto è il referente metalinguistico. Ora mi spiego: «“ogni verità è tensione fra evidenze contrarie...”: questa frase sta alla base della democrazia». Abbiate pazienza: secondo me le frasi stanno alla base dei testi, non della realtà (ne abbiamo abbastanza di gente che crede di determinare la realtà solo moltiplicando le parole!) L’anima candida forse intendeva che il concetto, l’idea, o magari anche la pratica del confronto tra verità alternative può stare alla base della democrazia; certo non le parole o la frase, anche quando fosse la più bella frase del mondo.

• ora vi faccio un quiz: ditemi cosa c’è che non va in questa frase: «l’incisione di Escher, nella traccia 7, una mano ne disegna un’altra, che contemporaneamente sta disegnando la prima, potrebbe essere una metafora...».

• tra gli errori peggiori sono gli anacoluti; eccone uno esemplare: «penso che i ragazzi, se vengono motivati, gli educatori otterranno ottimi risultati». Qui bastava che “i ragazzi”, che è soggetto della dipendente condizionale, venisse inserito proprio nella sua bella condizionale (“penso che, se i ragazzi...”).

Per finire, ho notato che alcuni non hanno capito una cosa importante: il saggio breve deve prendere spunto dalle tracce sulla base di un solo argomento, e svolgere solo quello nel corso del tema. È sbagliato scegliere da tre tracce tre frasi che affrontano temi diversi, e al posto di un tema fare un collage di argomenti che non c’entrano niente uno coll’altro.

E ancora, dovreste avere un po’ di cura per la conclusione del vostro testo: non è certo scrivendo “E ora concludo col dire...” che risolvete il problema; la conclusione deve essere una idea, possibilmente interessante, che scaturisce da tutto il ragionamento che avete fatto nel vostro testo.