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Bernardo, Jesu dulcis memoria

BERNARDO di Clairvaux (1090-1153) [attrib.]

Hymnus “Jesu dulcis memoria”
Festo Sanctissimi Nominis Jesu, ad vesperas

 

Attribuito a Bernardo di Clairvaux (forse non senza ragioni, vista la propensione del testo a un eccesso di enfasi mistica), questo inno nei manoscritti, a partire dal XII sec., conta tra le 42 e le 53 strofe. Una piccola parte del testo fu adottata per i vespri della festa del Nome di Gesù che, prima della riforma liturgica di Paolo VI, si celebrava la domenica compresa tra la Circoncisione e l’Epifania (o il 2 gennaio, quando la domenica non ricorreva).

Nota metrica: inno liturgico di forma ambrosiana, in quartine di dimetri giambici. È netta, rispetto agli inni dei secoli precedenti, la tendenza a far coincidere le sillabe lunghe con gli accenti tonici, e ancor più la preoccupazione precisa di stabilire omoteleuti regolari nei versi di ogni quartina, che nella strofa 3 sono vere e proprie rime: indizi evidenti di influsso della nascente poesia romanza su quella latina.

 

1.  Iesu dulcis memoria,

dans vera cordis gaudia:

sed super mel et omnia,

eius dulcis praesentia. 

O dolce memoria di Gesù,
che dà le vere gioie del cuore:
ma oltre miele e ogni altro bene
è la sua dolce presenza.

2.  Nil canitur suavius,

auditur nil iucundius,

nil cogitatur dulcius,

quam Iesus Dei filius. 

Nulla di più soave si può cantare,
nulla di più gioioso si può ascoltare,
nulla di più dolce si può pensare,
se non Gesù, figlio di Dio.

3.  Iesu spes paenitentibus,
quam pius es petentibus!
Quam bonus te quaerentibus!
Sed quid invenientibus? 

Gesù, speranza dei penitenti,
come sei pietoso con chi ti desidera!
come sei buono con chi ti cerca!
cosa sarai per chi ti trova?

4.  Nec lingua valet dicere,
nec littera exprimere:
expertus potest credere,
quid sit Iesum diligere.

La lingua non sa come dire,
lo scritto non sa come esprimere:
solo chi ha provato può credere,
cosa sia amare Gesù.

5.  Sis Iesu nostrum gaudium,
qui es futurus praemium:
sit nostra in te gloria
per cuncta semper saecula. Amen.

Sii tu Gesù la nostra gioia,
tu che sei il premio futuro:
sia in te la nostra gloria
per sempre nei secoli. Amen

 

 Guida all’ascolto

Anche questo inno presenta musicalmente le caratteristiche fondamentali che qualificano il genere fin dalle sue origini: una melodia rigorosamente sillabica (con un neuma di tre note solo al termine del 3° verso), distinta in 4 incisi nettamente disegnati per ciascun verso delle quartine, ripetuta senza variazioni in tutte le strofe, che venivano eseguite antifonicamente (ossia da due cori in alternanza).

L’esecuzione qui proposta è suggestiva, con tutti gli echi all’interno di una grande navata; le strofe sono eseguite appunto in forma antifonale da voci acute e gravi; l’ultima strofa è eseguita dai due cori uniti col sottofondo di una nota bassa tenuta (ison), mentre il sintetico Amen è intonato nella forma dell’organum parallelo.

 

 

[LU 452-53]