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Plinio, L'eruzione del Vesuvio (2)

Plinio:

La seconda lettera sull'eruzione del Vesuvio

 

C. PLINIUS Secundus (61/62-113/114)

Epistularum liber VI, 20

 

PLINIUS CORNELIO TACITO SUO S.
C. Plinio (dice) salute al suo Cornelio Tacito.
Ais te adductum litteris, quas exigenti tibi de morte avunculi mei scripsi, cupere cognoscere, quos ego Miseni relictus (id enim ingressus abruperam) non solum metus, verum etiam casus pertulerim.
Dalla lettera sulla morte di mio zio materno che ho scritto a te che me lo chiedevi dici di essere stato indotto a desiderare di sapere quali non solo paure, ma anche eventi abbia sopportato io che ero rimasto a Miseno (questo punto infatti avevo interrotto dopo averlo iniziato).
"Quāmquam ănĭmūs mĕmĭnīsse hōrrēt...,
īncĭpĭām".
"Benché la mente provi spavento a ricordare...,
inizierò".
Profecto avunculo, ipse reliquum tempus studiis (ideo enim remanseram) impendi: mox balineum, coena, somnus inquietus et brevis. Praecesserat per multos dies tremor minus formidolosus, quia Campaniae solitus: illa vero nocte ita invaluit, ut non moveri omnia, sed everti crederentur. Partito lo zio, io il tempo rimanente lo dedicai agli studi (per questo infatti ero rimasto): poi il bagno, la cena, un sonno agitato e breve. Aveva preceduto per molti giorni un tremore (della terra) meno temibile perché normale per la Campania: ma quella notte divenne così forte che si sarebbe creduto che tutte le cose non si muovessero, ma si rovesciassero.
Invasit in cubiculum meum mater; surgebam invicem, si quiesceret, excitaturus. Residimus in area domus, quae mare a tectis modico spatio dividebat. Dubito constantiam vocare an imprudentiam debeam: agebam enim duodevicesimum annum. Posco librum Titi Livii, et quasi per otium lego, atque etiam, ut coeperam, excerpo.
Si precipitò nella mia camera mia madre; mi alzavo a mia volta, intenzionato a svegliarla se dormiva. Ci soffermammo nel cortile della casa che separava il mare dalle abitazioni con un modesto spazio. Non so se la debba chiamare coraggio o incoscienza: infatti avevo diciassette anni.
Ecce amicus avunculi, qui nuper ad eum ex Hispania venerat, ut me et matrem sedentes, me vero etiam legentem videt, illius patientiam, securitatem meam corripit: nihilo segnius ego intentus in librum. Iam hora diei prima, et adhuc dubius et quasi languidus dies; iam quassatis circumiacentibus tectis, quamquam in aperto loco, angusto tamen, magnus et certus ruinae metus. Tum demum excidere oppido visum.
Chiedo un libro di Tito Livio e lo leggo quasi a tempo perso e addirittura, come avevo iniziato, prendo appunti. Ecco che un amico dello zio, che recentemente era venuto da lui dalla Spagna, quando vede me e mia madre seduti, me poi addirittura intento a leggere, rimprovera la condiscendenza di lei e la mia indifferenza: io per nulla più pigramente resto concentrato sul libro. Già era la prima ora della giornata e il giorno era ancora dubbio e quasi languido; già, scossi gli edifici corcostanti, benché in luogo aperto, ma tuttavia stretto, grande e certa la paura di un crollo. Allora finalmente si decise di uscire dall'abitato.
Sequitur vulgus attonitum, quodque in pavore simile prudentiae, alienum consilio suo praefert, ingentique agmine abeuntes premit et impellit. Egressi tecta consistimus: multa ibi miranda, multas formidines patimur. Nam vehicla quae produci iusseramus, quamquam in planissimo campo, in contrarias partes agebantur, ac ne lapidibus quidem fulta in eodem vestigio quiescebant. Praeterea mare in se resorberi et tremore terrae quasi repelli videbamus.
Segue una folla attonita e, cosa che nella paura è simile alla saggezza, preferisce alla propria decisione quella altrui, e con grandissimo assembramento incalza e spinge coloro che se ne vanno. Usciti dall'abitato ci fermiamo; lì assistiamo a molti fatti straordinari, ci capitano molti momenti di spavento. Infatti i carri che avevamo fatto portar fuori, benché in una superficie assolutamente piana, venivano spinti in direzioni opposte e neppure bloccati con pietre restavano fermi nello stesso punto di appoggio. Inoltre vedevamo il mare riassorbirsi in se stesso e quasi essere respinto dal tremore della terra.
Certe processerat litus, multaque animalia maris siccis arenis detinebat. Ab altero latere nubes atra et horrenda ignei spiritus tortis vibratisque discursibus rupta, in longas flammarum figuras dehiscebat: fulgoribus illae et similes et maiores erant. Tum vero ille idem ex Hispania amicus acrius et instantius "Si frater" inquit, "tuus, tuus avunculus, vivit, vult esse vos salvos; si periit, superstites voluit; proinde quid cessatis evadere?" Certamente il litorale si era spostato in avanti e conteneva molti animali di mare nelle sabbie rimaste in secco. Dall'altra parte una nube nera e orrenda interrotta da correnti intrecciate e lampeggianti di aria infuocata si allargava in lunghe figure di fiamme; quelle erano sia simili a folgori sia più grandi. Allora poi quello stesso amico (proveniente) dalla Spagna in modo più deciso e più incalzante "Se tuo fratello" disse, "tuo zio è vivo, vuole che voi siate salvi; se è morto, vi ha voluti superstiti; quindi che cosa aspettate a scappare?"
Respondimus non commissuros nos ut, de salute illius incerti, nostrae consuleremus. Non moratus ultra proripit se, effusoque cursu periculo aufertur; nec multo post illa nubes descendere in terras, operire maria. Cinxerat Capreas et absconderat; Miseni quod procurrit, abstulerat.
Rispondemmo che noi non avremmo permesso, incerti della sua incolumità, di provvedere alla nostra. Non trattenutosi oltre si precipita in avanti e a corsa sfrenata si toglie dal pericolo; né molto dopo quella nube scende sui terreni, copre i mari. Aveva circondato e nascosto Capri; di Meseno quello che si spinge (verso il mare) lo aveva tolto (alla vista).
Tum mater orare, hortari, iubere quoquo modo fugerem: posse enim iuvenem; se et annis et corpore gravem bene morituram, si mihi causa mortis non fuisset.
Ego contra salvum me, nisi unā, non futurum; dein manum eius amplexus addere gradum cogo; paret aegre incusatque se quod me moretur.
Allora mia madre a pregare, esortare, ordinare che fuggissi in qualsiasi modo: infatti potevo io giovane; lei appesantita e dagli anni e dal fisico sarebbe morta bene, se non fosse stata per me causa di morte. Io al contrario (dicevo) che non sarei stato salvo se non insieme; poi stringendo la sua mano la costringo ad allungare il passo; obbedisce a fatica e si accusa perché mi fa restare indietro.
Iam cinis, adhuc tamen rarus: respicio: densa caligo tergis imminebat quae nos, torrentis modo infusa terrae sequebatur. "Deflectamus" inquam, "dum videmus, ne in via strati, comitantium turba in tenebris obteramur."
Già cenere, tuttavia ancora rada; guardo indietro: alle nostre spalle stava sospesa una densa caligine che ci seguiva dopo essersi riversata sul terreno come un torrente. "Deviamo" dico "finché vediamo, per non essere calpestati nelle tenebre, stesi sulla via, dalla folla di quelli che ci accompagnano."
Vix consederamus et nox non quasi illunis aut nubila, sed qualis in locis clausis lumine exstincto: audires ululatus feminarum, infantium quiritatus, clamores virorum; alii parentes, alii liberos, alii coniuges vocibus requirebant, vocibus noscitabant: hi suum casum, illi suorum miserabantur; erant qui metu mortis mortem precarentur.
Ci eravamo appena seduti e una notte non come priva di luna o nuvolosa, ma quale in luoghi chiusi a lume spento; avresti sentito gemiti di donne, pianti di bambini, grida di uomini; alcuni cercavano con le voci i genitori, altri i figli, altri i coniugi, dalle voci li riconoscevano; questi lamentavano la propria sorte, quelli la sorte dei loro parenti; c'erano alcuni che per paura della morte invocavano la morte.
Multi ad deos manus tollere, plures nusquam iam deos ullos, aeternamque illam et novissimam noctem mundo interpretabantur. Nec defuerunt qui fictis mentitisque terroribus vera pericula augerent. Aderant qui Miseni illud ruisse, illud ardere, falso, sed credentibus nuntiabant.
Molti sollevavano le mani agli dei, più numerosi pensavano che ormai non ci fosse alcun dio da nessuna parte e che quella notte fosse eterna e l'ultima per l'universo. E non mancarono coloro che aggravavano i pericoli veri con terrori fittizi e inventati. C' erano alcuni che riferivano falsamente, ma a persone che ci credevano, che a Miseno quello era crollato, quello stava bruciando.
Paulum reluxit, quod non dies nobis, sed adventantis ignis indicium videbatur; et ignis quidem longius substitit: tenebrae rursus, cinis rursus multus et gravis: hunc identidem assurgentes excutiebamus; operti alioqui atque etiam oblisi pondere essemus.
Ritornò luce per un po', cosa che a noi sembrava non giorno, ma indizio di fuoco che arrivava; e il fuoco inverità si fermò più lontano; di nuovo tenebre, di nuovo cenere abbondante e pesante; la scuotevamo via ripetutamente alzandoci; altrimenti saremmo stati coperti e addirittura schiacciati dal peso. 
Possem gloriari non gemitum mihi, non vocem parum fortem in tantis periculis excidisse, nisi me cum omnibus omnia mecum perire, misero, magno tamen mortalitatis solacio credidissem. Tandem illa caligo tenuata quasi in fumum nebulamve decessit: mox dies verus; sol etiam effulsit, luridus tamen, qualis esse cum deficit solet.
Potrei vantarmi che non un gemito, non una parola poco coraggiosa mi sfuggì in così gravi pericoli, se non avessi creduto che io morivo con tutte le cose, tutte le cose con me, con una misera, tuttavia grande consolazione della mortalità. Finalmente quella caligine, divenuta meno fitta, si dissolse quasi in fumo o nebbia; poi giorno vero; risplendette addirittura il sole, sporco tuttavia quale è solito essere quando è in eclisse.
Occursabant trepidantibus adhuc oculis mutata omnia, altoque cinere tamquam nive obducta. Regressi Misenum, curatis utcumque corporibus, suspensam dubiamque noctem spe ac metu exegimus: metus praevalebat. Nam et tremor terrae perseverabat, et plerique lymphati terrificis vaticinationibus et sua et aliena mala ludificabantur. Agli sguardi ancora impauriti tutte le cose si presentavano cambiate e ricoperte come da neve da spessa cenere. Ritornati a Miseno, curati in qualche modo i corpi, trascorremmo una notte piena di incertezze e di dubbi, tra speranza e paura; la paura aveva il sopravvento. Infatti sia il tremore della terra perseverava, sia i più, deliranti, si prendevano gioco dei mali sia propri che altrui con vaticinazioni allarmistiche.
Nobis tamen ne tum quidem, quamquam et expertis periculum et exspectantibus, abeundi consilium, donec de avunculo nuntius. Haec nequaquam historiā digna non scripturus leges; et tibi scilicet qui requisisti imputabis, si digna ne epistulā quidem videbuntur. Noi tuttavia neppure allora, benché sia avessimo provato sia aspettassimo il pericolo, prendemmo la decisione di andarcene, finché (giunse) la notizia sullo zio. Queste cose, per nulla affatto degne di una storia, le leggerai non con l'intenzione di scriverle; e se non ti sembrerannno degne neppure di una lettera lo imputerai evidentemente a te che me lo hai chiesto.
Vale. Sta’ bene.

 

 Problemi grammaticali

 

 Traduzione interpretativa (qm)

L'eruzione del Vesuvio (Plin. Epist. VI 20) = da PoesiaLatina.it