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Seneca, L'amico (ad Luc. 35)

Seneca: meum negotium ago

Egoismo altruistico

 

L. Annaeus SENECA (4 a.C. - 65 d.C.)

Ad Lucilium, XXXV

 

Seneca Lucilio suo salutem. Seneca (dice) salute al suo Lucilio.

[1] Cum te tam valde rogo, ut studeas, meum negotium ago: habere amicum volo, quod contingere mihi, nisi pergis, ut coepisti, excolere te, non potest. Nunc enim amas me, amicus non es.

Quando tanto validamente ti prego di studiare (appassionarti), faccio il mio interesse: voglio avere un amico, il che non mi può toccare, se non insisti, come hai cominciato, a coltivarti. Ora infatti mi ami, non sei amico.

‘Quid ergo? Haec inter se diversa sunt?’ Immo dissimilia. Qui amicus est, amat; qui amat, non utique amicus est; itaque amicitia semper prodest, amor aliquando etiam nocet. Si nihil aliud, ob hoc profice, ut amare discas.

‘Cosa (perché) dunque? Queste (cose) sono diverse tra loro?” Anzi, dissimili. Chi è amico, ama; chi ama, non comunque è amico; e così l’amicizia sempre giova, l’amore talvolta anche nuoce. Se non altro, per questo progredisci, perché impari ad amare.

[2] Festina ergo, dum mihi proficis, ne istud alteri didiceris. Ego quidem percipio iam fructum, cum mihi fingo uno nos animo futuros et, quidquid aetati meae vigoris abscessit, id ad me ex tua, quamquam non multum abest, rediturum; sed tamen re quoque ipsa esse laetus volo.

Affrettati dunque, mentre mi progredisci, perché tu non abbia imparato ciò per un altro. Io appunto percepisco già frutto, quando mi immagino che noi saremo di un solo animo e qualunque cosa di vigore (tutto il vigore che) se n’è andato alla mia età, (ciò) a me ritornerà dalla tua, sebbene non è molto lontana; ma tuttavia nella cosa stessa voglio essere lieto.

[3] Venit ad nos ex iis, quos amamus, etiam absentibus gaudium, sed id leve et evanidum. Conspectus et praesentia et conversatio habet aliquid vivae voluptatis, utique si non tantum quem velis, sed qualem velis, videas.

Viene a noi da quelli che amiamo, anche assenti, una gioia, ma (essa) lieve e evanescente. La vista e la presenza e la convivenza ha qualcosa di vivo piacere, comunque se non soltanto vedi colui che vuoi, ma quale lo vuoi.

Adfer itaque te mihi, ingens munus et, quo magis instes, cogita te mortalem esse, me senem.

E così porta te stesso a me, ingente dono, e perché tu ci stia di più, pensa che tu sei mortale, io vecchio.

[4] Propera ad me, sed ad te prius. Profice et ante omnia hoc cura: ut constes tibi. Quotiens experiri voles an aliquid actum sit, observa an eadem hodie velis quae heri; mutatio voluntatis indicat animum natare, aliubi atque aliubi apparere, prout tulit ventus.

Affrettati da me, ma prima da te. Progredisci e soprattutto cura questo: che tu sia presente a te. Ogni volta che vorrai sperimentare se qualcosa sia stato fatto, osserva se oggi vuoi le stesse (cose) che ieri; la mutazione di volontà indica che l’animo galleggia, appare di qua e di là, come porta il vento.

Non vagatur, quod fixum atque fundatum est. Istud sapienti perfecto contingit, aliquatenus et proficienti provectoque. Quid ergo interest? Hic commovetur quidem, non tamen transit, sed suo loco nutat; ille ne commovetur quidem.

Non vaga (ciò) che è fisso e fondato. Questo tocca al sapiente perfetto, fino a un certo punto anche al progrediente e al provetto. Cosa dunque è diverso? Questo si muove appunto, tuttavia non trapassa, ma vacilla nel suo luogo; quello non si muove neppure.

Vale. Sta’ bene.

 

 Problemi grammaticali

 

 Traduzione interpretativa (qm)

Caro Lucilio.

Quando ti rompo le scatole con tanta insistenza perché tu ti metta in gioco interamente, sto facendo gli interessi miei: ho voglia di avere un amico, il che non mi può capitare se tu non ti dài da fare a maturarti (come - devo ammettere - stai già facendo). In questo momento, tutto sommato, provi affetto per me, non sei ancora un amico.

“Perdio, saran mica due cose incompatibili!” Direi piuttosto non coincidenti. Chi è amico prova affetto; chi prova affetto non è per forza amico; del resto, l’amicizia è sempre positiva, l’affetto talora può avere anche aspetti negativi. Se non altro in questo devi crescere: imparare a provare affetto.

Spicciati allora a crescere per me, perché non ti succeda di maturare per qualcun altro. Io in effetti sto già ricavando un certo guadagno, quando mi figuro che noi saremo presto in un cuore solo, e tutta l’energia interiore che mi si è persa con l’età, mi ritornerà indietro grazie alla tua (anche se non siamo poi così distanti); però vorrei essere felice anche in concreto.

Ci viene da quelli per cui proviamo affetto, anche quando sono lontani, una certa serenità, ma è un fantasma evanescente. Il vedersi, l’esserci, il passare tanto tempo assieme, comunicano una autentica felicità esistenziale, sempre che non vediamo solo l’individuo che vogliamo, ma la persona che vogliamo.

Perciò portami te stesso – il più grande dei doni – e per esserci più davvero, fa’ conto che potresti morire, che io ci ho un’età...

Vieni presto da me, ma prima fa’ un salto da te. Cresci e soprattutto datti da fare per stare con te. Tutte le volte che vorrai dimostrarti che hai fatto qualche progresso, pensa se oggi vuoi lo stesso che volevi ieri. Il fluttuare della volontà è indizio di un’anima che si barcamena, c’è e non c’è come tira il vento.

Non ondeggia ciò che è radicato sulla roccia. Questo càpita a chi conosce se stesso, e qualche volta anche a chi sta crescendo a vista d’occhio in tale conoscenza. Che differenza ci sarebbe? Il secondo è ancora preda di emozioni e affetti, anche se non cambia casa ma va a tentoni in camera sua; il primo non è più succube dei conflitti interiori.

Ciao.