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accenti grafici

Guarda la tastiera del computer:
• tutte le vocali finali diverse da -e hanno l’accento grave -`- (à ì ò ù);
• la -e finale ha l’accento acuto -´- (é) ...
• ... tranne è, cioè, e alcune parole strane o di orgine straniera (es. ahimè, diè, piè, tè, caffè, coccodè, Salomè, ...).

 

Gli accenti grafici in italiano
In italiano l’accento grafico indica la sillaba tonica della parola (accento tonico); è anche un mezzo per indicare la pronuncia aperta o chiusa delle vocali -e- e -o-. In italiano esistono due tipi di accento: grave -`-, e acuto -´- (l’accento circonflesso -^- in italiano ormai non si usa più: si impegava soprattutto nell’800 per indicare la contrazione di due vocali uguali non toniche: ad es. principî = princípii < princípio – da non confondere con príncipi < príncipe).

Le vocali accentabili in italiano sono sette: -à- -é- -è- -ì- -ó- -ò- -ù-. Con l’accento acuto si indica la -é- chiusa /e/ di perché, con quello grave si indica la -è- aperta /ε/ di caffè. Talvolta è opportuno segnare l’accento differenziato della -e- all’interno di parola, in caso di omografia (es.pèsca e pésca; vènti e vénti). Del resto, nella lingua italiana esiste anche la -ó- chiusa (cfr. scópa), che però non è mai in fine di parola, ma può essere segnata all’interno di parola in caso di omografia (es. bòtte e bótte; còppa e cóppa; vòlto e vólto). Sempre meno usate in italiano sono la -í e la -ú con accento acuto, benché sarebbero più coerenti con la fonetica delle vocali chiuse /i/ e /u/: il fatto che le tastiere italiane abbiano solo -ì e -ù con l’accento grave ha contribuito alla loro sparizione, nonostante alcuni editori le mantengano nelle loro pubblicazioni

Si usa, dunque, sempre l’accento grave -`- per i tre grafemi vocalici (segni grafici di vocali) che rappresentano in italiano ognuno un suono solo: -à, -ì, -ù; mentre la distinzione tra grave e acuto è riservata alle lettere -e- e -o-, che corrispondono ognuna a due suoni diversi, dando luogo al sistema: à, è/é, ì, ò/ó, ù.

Parole che vogliono l’accento grafico

È obbligatorio utilizzare l’accento grafico in questi casi:

• nelle parole tronche (vedi oltre) polisillabiche (es. bensì, Corfù, ecc.);
• nei monosillabi contenenti due grafemi vocalici (es. ciò, già, giù, più, può, ecc.);
• tra ‘800 e ‘900 si usava talora al posto dell’-h- nelle forme del verbo avere: ò = ho; ài = hai; à = ha; ànno = hanno (oggi non si usa più);
• nei monosillabi tonici che hanno degli omografi atoni (non contano le note musicali):

è e = verbo essere / congiunzione copulativa
da = verbo dare / preposizione semplice
di = sostantivo / preposizione semplice
la = avverbio di luogo / articolo o pronome personale
li = avverbio di luogo / pronome personale
ne =  congiunzione negativa / pronome personale
se = pronome riflessivo / congiunzione condizionale
si = avverbio affermativo / pronome riflessivo
 

NB: può avere o non avere l’accento quando è seguito da stesso o medesimo (comunque è consigliabile accentarlo).

È sempre utile segnare l’accento, anche se è non in fine di parola, nei casi in cui due parole omografe si distinguono solo per la sua posizione (es. viòla e víola; ancóra e àncora; capitàno e càpitano), o per la sua qualità (vènti e vénti; bòtte e bótte), oppure se esistono forme omonime (es.: dài verbo e dai preposizione; dèi sostantivo e dei preposizione; dànno verbo e danno sostantivo).

Parole che non vogliono l’accento grafico

• attenzione ai monosillabi atoni confondibili (vedi sopra);
• attenzione specialmente a si (“ si scrive con l’accento”);
• attenzione: do; so, sa; sto, sta; su; fa: non si confondono con niente, quindi niente accento;
• attenzione: da’ = da(i)!; fa = fa(i)!; sta = sta(i)!; di = di(ci)!; e anche po’ = po(co), con l’apostrofo e non coll’accento, perché non sono parole intere ma apocopi (troncamenti dell’ultima sillaba).

NB.: il fa che indica il tempo passato (es. tre mesi fa) o i risultati delle operazioni (due e due fa quattro), non è nient’altro che il verbo fare, non un omografo (cfr.: fanno tre mesi, due e due fanno quattro).

L’accento della -e- finale

Richiedono l’accento acuto -´-:

• tutte le parole tronche in -é (es.: affinché, benché, cosicché, finché, e tutti i composti di che, come ché nel significato di perché o affinché);
• sé, né;
• tutti i composti di tre;
• tutte le terze persone singolari del passato remoto in -é (rifletté, dové, poté, ecc.);
• altre parole particolari (es. scimpanzé, nontiscordardimé, mercé, testé, fé per fede e per fece, affé, autodafé, viceré, ecc.).

Vogliono invece l’accento grave -`-:

• è, voce del verbo essere, e il suo composto cioè;
• quasi tutte le parole di origine straniera o arcaiche: ahimè (ohimè), diè (= diede), piè (= piede), tè e caffè, coccodè, bebè, cabarè, bignè, canapè, gilè, lacchè, narghilè, purè, Noè, Mosè, Giosuè, Averroè, Salomè, ecc.