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endecasillabo

L’endecasillabo non è un verso di unidici sillabe, bensì un verso in cui l’accento tonico principale cade sulla decima posizione, mentre di solito un accento secondario cade in quarta posizione (a minore) o in sesta (a maiore). Normalmente gli endecasillabi sono piani (11 posizioni); raramente sono tronchi (10 posizioni) o sdruccioli (12 posizioni); rarissimi gli altri casi.

Struttura.

Verso di 11 sillabe metriche (posizioni) con accento principale sulla 10ª, e canonicamente con secondo accento principale mobile per lo più sulla 4ª e/o 6ª posizione. L’endecasillabo è formato da due membri (emistichi), non necessariamente separati da cesura, corrispondenti a un settenario e un quinario: si dice endecasillabo a minore quello in cui il primo emistichio è un quinario (mi ritrovài / per una selva oscúra); si dice a maiore quello il cui primo emistichio è un settenario (Nel mezzo del cammín / di nostra víta). Sia il quinario che il settenario possono essere tronchi, piani, sdruccioli, con una serie complicata di combinazioni. Come tutti gli altri tipi di versi, si definisce endecasillabo tronco, piano, sdrucciolo, a seconda che l’accento principale di 10ª posizione sia seguito da nessuna, una o due sillabe (essendo quello piano in assoluto il più frequente e quindi ‘normale’, non si usa dichiararlo, mentre è opportuno dichiarare se non è piano); altre forme sono decisamente caricaturali (le gocciole d’inchiòstro stalattítificanomisi, Boito).

Ritmo.

Il ritmo dell’endecasillabo è dato dalla varia combinazione di accenti primari e secondari. Alcune successioni ritmiche fondamentali, con riferimento alle tipologie classiche, sono le seguenti.

a) ritmo giambico o ascendente: U – U – U – U – U –́ U (Il gran sepolcro adòra, / e scioglie il vóto, Tasso);
b) ritmo trocaico-dattilico o discendente: – U – UU – U – U –́ U (Quanto più desïóse / l’ali spàndo, Petrarca);
c) ritmo misto ascendente-discendente o giambico-anapestico e trocaico-dattilico: U – U – U – – UU –́ U (Le donne i cavalièr / l’arme gli amóri, Ariosto);
d) ritmo giambico con ictus in 1ª posizione: – UU – U – U – U –́ U (Molto soffrì / nel glorïoso acquísto, Tasso).

Questi ritmi fondamentali danno luogo a varie tipologie di endecasillabi (9 strutture sillabiche, con almeno 22 varianti ritmiche, rimanendo comunque costante l’accento principale sulla 10ª posizione e il secondo principale sulla 4ª o 6ª), che gli studiosi talora distinguono in 4 gruppi, sulla base della struttura ritmica del primo emistichio: incipit giambico (U –); trocaico (– U); anapestico (UU –); dattilico (– UU).

Endecasillabi col secondo accento principale in posizione non canonica (diversa dalla 4ª o 6ª) sono raramente impiegati da Dante (vestito di nòvo d’un drappo néro) e ancora dai poeti del ‘400 (Così a Malagíse il dimon dicía, Boiardo); sono del tutto assenti in Petrarca e nei petrarchisti; abbondano invece nella lirica del ‘900 (quando un giórno da un malchiúso portóne: 3ª/7ª, Montale; il màre, le sue blandízie accidióse: 2ª/7ª, Ungaretti), ed è come se mirassero a mascherare il ritmo poetico dei versi, dandogli una sentore di prosasticità, anche con l’approssimazione per eccesso o difetto (►ipèrmetro).

 


Esempi

Tobia Gorrio (=Arrigo Boito), “Quartina gelata”

    Sì crudo è il gelo che le rime sdrúcciolanosene
Tremando e in fondo al verso rincantúcciolanosene;
    Le gocciole d’inchiostro stalattítificanomisi
Sotto la penna, ovvero, stalagmítificanomisi.

N.B. La prima parte della quartina è tetrasdrucciola, la seconda parte è pentasdrucciola.