Top menu

2011_settembre_w.jpg2012_nebbia-su-mantova_w.jpg2012_squarcio-di-luce_w.jpg2009_sottobosco_w.jpg2008_controlucemn_w.jpg2011_schiumadonda_w.jpg2011_forza-del-vento_w.jpg2011_paes-invernale-2_w.jpg2009_mantovainrosso_w.jpgquomodo-testata-blog.jpg2008_acquitrino_w.jpg2009_stagno_w.jpg2011_cespuglio_w.jpg2009_tramonto2_w.jpg2012_campo-papaveri_w.jpg2009_incendio_w.jpg2007_grandepino_w.jpg2011_paes-invernale-1_w.jpg2008_oltreorizzonte_w.jpg2009_sorgere_w.jpg2010_temporale_w.jpg2011_marina_w.jpg2009_toscanasera_w.jpg2009_tramonto_w.jpg2012_tre-alberi_w.jpg2010_steppa_w.jpg

Un velo per svelare

3C

Una metafora (poetica) ben concepita a volte può dire molto più di mille definizioni razionali (referenziali).

Questa opera assai suggestiva di John Isaacs (scultore inglese nato nel 1968), intitolata "The Architecture of Empaty", rappresenta in maniera perfettamente riconoscibile, ma insieme del tutto impenetrabile, la Pietà vaticana di Michelangelo coperta da un velo, che la nasconde alla vista, e in qualche modo anche la rivela.

A me pare una splendida metafora della conoscenza: una specie di velo che la mente dispone sopra le cose della realtà, per rendercele percepibili: se togliessimo il velo, infatti, non avremmo più alcun contatto con la realtà che sta sotto di esso.

Ma la stessa metafora si può ampliare (allegoria), rimanendo nel medesimo campo semantico delle forme della conoscenza: se il velo è troppo rigido e grossolano (un pezzo di cartone), la nostra immagine della realtà sarà altrettanto sbozzata e approssimativa; quanto più il velo è fine e aderente, tanto più dettagliata sarà la percezione della realtà che ne possiamo ricavare.

Ma in ogni caso non possiamo evitare di operare una interpretazione, ossia la fatica di dedurre dalle forme che il velo assume per effetto della realtà, i caratteri di quella stessa realtà che esso ricopre. Sapendo pursempre che non possiamo toglierlo, pena la perdita di qualunque contatto con la realtà che vogliamo conoscere.

Qualche link per approfondire: