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Piccoli scrittoroni crescono

Da qualche tempo, ormai, quando correggo i temi, ho preso l’abitudine di segnalare in questo blog alcuni errori abbastanza comuni (senza rivelare il peccatore, s’intende). È un fatto che gli errori degli studenti sono abbastanza diffusi e sono per l’80% sempre gli stessi, per cui suggerisco (a voi come pure a tutte le altre mie classi) di andarvi a vedere le correzioni che ho fatto ai temi degli anni scorsi (basta accedere dal menù “Classi storiche” di Italiano agli articoli relativi alle correzioni di temi: vi trovere più o meno tutti i vostri errori).

Invero, non sono del tutto sicuro che ci sia qualcuno tra voi che abbia la voglia di diventare bravo a scrivere, perché se no suggerirei al malcapitato le uniche due risorse che mi vengono in mente in proposito:

1) scrivere almeno “dieci righe al dì” (anche qui esiste una sezione del blog appositamente dedicata ai suggerimenti nel menù “Pensatoio”);
2) verificare con attenzione gli errori propri e altrui e le relative correzioni, riscrivendo anche tre o quattro o più volte gli stessi temi, finché non assumono un aspetto più decente e leggibile;
3) controllare spesso l’elenco dei tabù, cercando di eliminarli dalle proprie abitudini di scrittura.

• allora cominciamo con le nominalizzazioni: per nominalizzazione si intende l’uso di un sostantivo al posto di un verbo, tipo «il ruolo di traviamento e di indirizzamento del linguaggio...» (vedi quante di?), al posto di “il compito di traviare e indirizzare il linguaggio...”. Di solito sono antipatiche perché a) il sostantivo rende la frase astratta, mentre il verbo la conserva più concreta; b) il sostantivo regge dei genitivi (che moltiplicano le necessità della preposizione di, mentre il verbo transitivo chiede solo il vecchio e semplice accusativo, senza preposizioni.

• le citazioni dalle tracce vanno fatte... alle tracce: mi darai tutti i dati del testo solo se l’hai trovato tu; ma se i dati li trovi sulla traccia, allora sembra che tu voglia farmi credere che l’hai trovato tu, ma io non ti crederò mai, visto che la traccia l’ho preparata io; dunque è meglio limitarti a citare la traccia: “come scrive Beccaria nella traccia 1... Serianni sostiene (testo 6)... Condivido il pensiero (Bertoletti, tr. 3) secondo cui...

• uno dei tabù più violati (anzi una coppia di tabù) è quello delle ripetizioni:
1) talora càpita che cercate di evitare la ripetizione di parole semantiche (quelle che hanno un significato proprio), e allora di solito sbagliate usando sinonimi che in realtà non sono veri sinonimi;
2) in molti casi vi scordate di avere appena detto una parola, e la ripetete, laddove sarebbe più utile magari usare un pronome;
3) sono ripetizioni anche le allitterazioni che appaiono sfuggite dalla penna e non volute: “tre treni trentennali trottano tra le trepide transenne trentine” (questo si vede che è voluto, ma non va bene in un tema serio); «tra la traccia tre e la tredici» è una brutta scelta stilistica;
4) anche iniziare due o più frasi con le stesse parole nello stesso testo fa una brutta impressione;
5) pochissimi hanno cura, infine, di evitare le ripetizioni di parole connettive (quelle prive di significato, che rimandano al significato di un’altra parola vicina del testo, o che servono per unire).
Suggerimento (dai tabù): abbiate l’avvertenza di non usare più di una volta lo stesso connettivo (congiunzione, preposizione, pronome) nella stessa frase, se le due o tre ricorrenze non sono coordinate fra loro; comunque mai più di tre!

• le citazioni letterali devono essere sintatticamente coerenti colla frase che le riporta. Ecco, ad es., un errore lampante: «le regole si basano sulla giustizia, e quindi “rimanda alla coscienza individuale”»; in questo caso, per evitare di manipolare la citazione, è meglio modificare la tua frase: “la regola si basa..., e quindi ‘rimanda...”.

• ricordate il famigerato rasoio di Ockham? Riassuntino ai minimi termini: breve è meglio che lungo. Quindi evitare accuratamente formule perifrastiche tipo «arrivano a scendere» (“scendono”), «vanno a finire» (“finiscono”), e simili (tranne che siano davvero necessarie per il senso della frase). Ma attenzione anche alle espressioni pleonastiche tipo «autostima di sé stessi», dove basta auto- per dire di sé stessi (o viceversa).

• alcuni lo sanno già: gli studenti medi non son quasi mai capaci di usare i pronomi dimostrativi (questo, quello, ciò); quindi suggerirei, tutte le volte che vi càpita di usarli, di sostituirli con qualcos’altro, che vi eviterà certamente le incomprensioni e ellissi prodotte dai pronomi usati male.