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Imbecillità congenita

Due parole sulle simulazioni di prima prova di ieri.

• confesso che non riuscirò mai a capire perché sia così difficile per voi accettare e applicare la più semplice regola delle citazioni che io sia mai riuscito a concepire:
- il nome dell’autore + aperta parentesi + “doc.” (eventualmente preceduto da “cfr.” se la citazione non è letterale) + numero del documento + chiusa parentesi
es.: «... secondo le parole di P. Krugman (cfr. doc. 1) ...»; «... come sostiene B. Pascal (doc. 3): “bla bla bla...”»)

La menzione del documento va fatta vicino al nome dell’autore: vicino – capito?! – VICINO (perché mai dovrebbe essere fatta venti righe dopo, quando ormai nessuno si ricorda più di che autore stavi citando la traccia!?
Ormai sono costretto a pensare che o siete completamente incapaci di ascoltare qualsiasi altra persona che non siate voi, oppure lo fate apposta per violare ogni e qualsiasi regola che venga da un adulto!

• noto anche che molti di voi non hanno ancora capito la differenza fra la citazione letterale (che NON richiede l’uso di “cfr.”) e quella non-letterale (che invece richiede l’uso di “cfr.”): in che lingua volete che ve lo spieghi, per riuscire a memorizzare una buona volta per tutte?

• non è bello nemmeno iniziare le (vostre) citazioni direttamente colle virgolette, relegando il nome a posteriori e tra parentesi: mi sembra più sensato (e anche opportunamente cortese verso l’autore che vi fornisce di che scrivere il vostro tema) introdurre la citazione dicendo esplicitamente il nome di chi scrive (e lasciando tra parentesi solo il riferimento al doc.).

• un altro fenomeno che ricorre in moltissimi vostri temi è che appaiono come una sequenza di citazioni, non correlate tra di loro in un ragionamento che abbia un inizio, uno sviluppo e una conclusione (leggere i vostri temi è come passare davanti allo sportello di un frigorifero coperto di postit di sei o sette persone diverse); ora voi mi insegnate che il fattore determinante perché un testo sia un saggio è non tanto che contenga un certo numero di citazioni, ma che queste citazioni (che ci devono essere, se no non è un saggio) devono essere correlate fra loro dentro un ragionamento: per cui il saggio (o il tema in genere) deve essere per forza composto di una introduzione (che va scritta alla fine, perché deve già conoscere la conclusione cui si arriva), uno sviluppo, in cui si espongono e commentano le citazioni, e una conclusione che derivi logicamente e coerentemente dalle citazioni esposte.
È proprio così difficile capire una cosettina così semplicina?! e non venite a rugarmi l’anima con le vostre fregnacce sulla libertà di pensiero soffocata dalla necessità di citare testi altrui, perché quando siete liberi di dire quel che volete senza dover citare nessuno, i vostri temi sono ancora peggio!

’ altra banalità: i titoli (di articoli, di libri, di film, di canzoni, di opere d’arte, ...) vanno sempre segnalati come testo metalinguistico, usando la sottolineature (che corrisponde al corsivo tipografico) o almeno alle virgolette.

• ora non vorrei deludere le vostre auto-rappresentazioni di genialità creativa, ma vorrei invitarvi a immaginare cosa penserebbe uno che, leggendo tre o quattro temi di fila (di tre o quattro persone differenti, ovviamente), oltre alla citazione obbligata delle tracce di rito, ci trovasse per tre o quattro volte di fila la menzione degli stessi altri testi, magari con le stesse e medesime parole... un dubbietto sulla scarsettina originalità delle vostre menti brillantelle sarebbe arduina da evitare...
Se volete essere originali, allora siatelo, ma siatelo davvero però! (accidenti!)

• mi è già arcinota la vostra scarsa propensione a inventare titoli minimamente decenti: ma mi tocca mio malgrado ricordarvi che
1) se sceglierete la forma del saggio breve, il titolo sarà obbligatorio;
2) il titolo è la prima cosa che i lettori leggeranno, e quindi sarà la prima impressione che resterà nell’orecchio durante tutta la lettura del vostro testo (il quale, anche se sublimissimo in tutto e per tutto, non sarà certo valorizzato da un titolo stupido o sbilenco).
Già che ci sono, ricordo che anche l’explicit (= l’ultima frase) del tema ha lo stesso valore strutturale ed estetico del titolo e dell’incipit, e quandi sono appunto questi tre elementi che andranno assolutamente curati di più per produrre una buona (o almeno decente) impressione.

• vedo, con un certo disappunto, che qualcuno non ha ancora capito che “citare” vuol dire “riportare il testo di un altro”: quindi siete voi che citate Ungaretti, non Ungaretti che cita la sua poesia. Uffa.
Se poi citate una poesia, allora dovete mettere una barra tra un verso e l’altro (ed eventualmente una barra doppia tra due strofe).

• un’ultima cosa riguardo alle citazioni: non pensate che letterali siano meglio che riassuntive; una citazione merita di essere fatta alla lettera se è di alto livello stilistico (quindi se si tratta di letteratura); viceversa, se si tratta di semplici informazioni senza troppa eleganza, basta parafrasarle, possibilmente evitando di usare le stesse parole dell’originale (vi accorgete facilmente dell’inutilità delle virgolette, quando siete costretti a manipolare troppo la citazione).