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Secondi temi

Riprendo da qui le correzioni dei nuovi temi.

• non ricordo se vi ho mai parlato di quelli che io chiamo i “tabù” per gli scritti di italiano: se non l'ho ancora fatto, allora intanto leggeteveli, che alla prima occasione ne riparliamo in classe; li trovate nel sito:
» www.webalice.it/quomodo/dizionar/temi-tesine/taboo.htm
Non preoccupatevi se non capite tutto: per ora è sufficiente che vi fissiate bene in mente quello che riuscite a capire (molte delle correzioni che troverete qui sotto rimandano direttamente a quelle indicazioni: non è un caso se ogni tanto trovate scritto «tabù» nelle mie correzioni a margine dei vostri temi)

• «si può parlare di amico quando quest’ultimo è ...»: non è molto elegante dire «quest’ultimo» quando si tratta di una cosa sola (per avere un ultimo, occorre essere almeno in tre, o no?)

• «Saint-Exupéry narra la vicenda accaduta tra il piccolo principe ed una volpe»: attenzione all’uso corretto dei vocaboli: il passo riportato nella traccia 1 non è una narrazione, bensì un dialogo, quindi «Saint-Exupéry riporta un dialogo tra...»

• a proposito: i numeri delle tracce, come le date, le piccole cifre usate per i calcoli e le numerazioni progressive, vanno in cifra; in tutti gli altri casi i numeri vanno in parola.

• della serie “rasoio di Ockham”, vi prego di evitare tutte le aggiunte inutili di parole, che allungano il testo senza dare vere informazioni: «la spiegazione da parte della volpe»; «il rapporto che si viene a creare»; «ciò si va a contrapporre» possono essere tranquillamente e brillantemente sostituiti da «la spiegazione della volpe»; «il rapporto che si crea»; «ciò si contrappone».

• se c’è una cosa che non sopporto (una delle tante) è che certi studenti non sappiano nemmeno ricopiare correttamente nomi e parole contenute nelle tracce: se il nome, per dire, è strano, ma è scritto nel testo della traccia, allora basta copiarlo lettera per lettera per non sbagliare; ma vi garantisco che c’è gente che non sa nemmeno ricopiare le parole da una fotocopia!!!

• è buona cosa che perdiate velocemente la brutta abitudine delle virgolette per giustificare le parole sbagliate: le parole o sono giuste, e allora lo sono anche senza virgolette; o sono sbagliate, e allora lo sono anche con le virgolette.
Le virgolette vanno riservate alle
citazioni letterali (con l’aggiunta del rimando all’autore e alla traccia)
titoli di articoli (o di libri, che però sarebbe meglio porre in corsivo, o sottolineato)
parole strane, o straniere, o in uso metalinguistico (anche qui però è meglio il corsivo o il sottolineato).
In tutti gli altri casi sono sbagliate.

• è fastidioso anche l’abuso di cambiare in continuazione i pronomi personali del referente psicologico: «ti si apre davanti... e non si pensa... e il mondo ti crolla addosso»: o tutto tu, o tutto egli, non un pezzo uno e un pezzo l’altro, e poi ancora l’uno, e dopo ancora l’altro.

• un bruttissimo errore di sintassi della relativa: «di amicizia parla Saint-Exupéry, che maschera col termine ‘addomesticare’»: l’errore è che il relativo indica come referente Saint-Exupéry, mentre il vero referente è amicizia, e quindi è amicizia che dovrebbe stare immediatamente davanti a che.

• altro esempio di errore della relativa (vedo che amate molto sbagliare le relative!): «l’amicizia è il legame che c’è tra due persone, senza alcun guadagno materiale, che è caratterizzato dal rispetto reciproco»: anche qui il referente (legame) NON è l’antecedente (guadagno).

• volete un bell’esempio di argomento tautologico? «mi trovo d’accordo con X, perché la penso esattamente come lui».
A parte il fatto che “sono/non sono d’accordo” sono tabù, visto che non è molto elegante se non sei d’accordo con qualche grande o piccolo scrittore, mentre se sei d’accordo con lui non interessa a nessuno.
Se mai, dirai che cos’è che condividi o non condividi, senza bisogno di metterci dentro per forza il tuo io: un saggio o un tema argomentativo di solito sono testi referenziali, e come tutti i testi referenziali, dovrebbero evitare accuratamente di usare la prima persona (te lo immagini un libro di scienze o di mate in cui l’autore continua a rugarti con le sue opinioni ed emozioni!?)