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Correzionale 5

Vediamo se riusciamo a tirare un po’ di somme su queste benedette tesine.

• ho visto che alcuni (non tutti) hanno tentato di fare un abstract, ma con risultati per lo più penosamente tautologici! Forse lorsignori se ne sono guardati bene dal consultare la prima voce del Dizionarietto, con relativo esempio (visto che tutti gli abstract che ho visto sono praticamente tali e quali a quel buffo esempio!)
» www.webalice.it/quomodo/dizionar/htm/abstract.htm
Ricordo di passaggio che un abstract non serve per dire che il lavoro che hai fatto era esattamente quello richiesto dal mandato (il che sarebbe scontato, almeno in teoria), bensì per dire quali contenuti hai esaminato e a quali conclusioni sei arrivato.

• qualche altra perla di saggezza argomentativa (della serie: evviva la “dis-logica del giardino”!):
«ho scelto l’argomento *** su cui si può fare un discorso logico, siccome sia in letteratura che in arte il *** è qualcosa che ricorre spesso»

• Mi sembra di averlo già detto... un riassunto non è un’analisi né un’argomentazione! Questo vale anche per le domande di una interrogazione (specie d’esame): se ti chiedono di parlare di un testo, rispondere un riassunto, peggio ancora se non esplicitamente richiesto, vuol dire far capire a chi ti ascolta che non sei ingrado di parlare con cognizione di causa del testo che ti è sottoposto (un riassunto, come puoi ben capire, si può anche conoscerlo senza aver minimamente letto il testo vero e proprio).

• le citazioni bibliografiche nel testo (comincio ad averne abbastanza di ripeterlo) DEVONO contenere il cognome dell’autore, la data e la pagina della pubblicazione: se uno o più di questi dati non è stato possibile reperirli, allora la fonte non è utilizzabile e la citazione è un plagio.
Una informazione non è valida solo perché è stata scritta da qualche parte (come una notizia non è per forza vera solo perché l’han detta alla televisione o sui giornali!) Per validare una informazione occorrono i riferimenti precisi alla persona che l’ha fornita, come pure al tempo e al luogo dove l’ha fornita: con questo criterio rigoroso (vorrei dire scientifico) si può ovviare al peggior limite della cultura digitale, ossia quello del numero abnorme di informazioni, quasi tutte impossibili da vagliare, specie per uno studentello non espertissimo della materia che sta approfondendo.
Se poi l’informazione che hai trovato, sia pure incompleta dei dati di cui dicevamo, ti sembra comunque rilevante per il tuo lavoro, puoi provare a fare una ricerca incrociata, ad es. cercando alcune parole o frasi chiave del testo in altri siti, che magari – se sei fortunato – ti offriranno su un piatto d’argento quei dati che la prima fonte che hai incontrato ti nascondeva.
L’eventuale rimando all’url del sito dove hai trovato l’informazione la metterai, non in nota, ma nella bibliografia in fondo alla tesina, come indicazione utile al lettore che volesse reperire senza troppa fatica la tua fonte.

• il punto più debole nelle vostre tesine di solito è la contestualizzazione (che in realtà dovrebbe essere tra tutti il più stimolante e ricco di creatività, perché è il meno legato alla rigidità del mandato).
Ovvio che la richiesta di contestualizzare riguarda nello specifico il vostro tema chiave rispetto alla letteratura e l’epoca di riferimento: quindi non ha senso snocciolare biografie di autori o liste di eventi (che del resto non possono essere che frutto di una maldestra compilazione, ossia di becero copia-incolla). Alla vostra intelligenza si richiede invece di affrontare sinteticamente il tema da voi scelto, per le caratteristiche che aveva nell’ambito della cultura di quegli autori e di quel tempo. In tal senso potrebbero venir buoni, ad es., tutti o parte dei testi che avete scartato nel corso del lavoro (qui senza più nessuna delle restrizioni date alla prima parte del lavoro); oppure si potrebbero utilizzare idee e spunti che si sono sentiti a lezione, non solo in italiano, ma anche in filosofia, in arte, in storia, persino in scienze e in matematica, perché no?
- un esempio: se il testo verte sul tema dell’ “uomo di legge”, oltre a riciclare i testi eventualmente accantonati nella prima fase della ricerca, sarebbe interessante parlare della figura del legista (studioso o laureato in legge) nella letteratura e in particolare nel teatro del ’500-700, soffermandosi magari sulla maschera del Balanzone o del Graziano (che sono pure state oggetto di accenni e letture in classe).
- altro esempio: parlando di avarizia, come può essere che non venga in mente di fare un accenno al passo del Principe (pur non teatrale, ma nella contestualizzazione c’è appunto lo spazio per chiamare in causa testi e informazioni di qualsiasi genere) in cui Machiavelli precisa il significato che la parola avaro ha in lingua toscana rispetto all’uso comune nella lingua delle corti.