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Messaggini abbreviatissimi

Chi è che crede ancora che i messaggini di 150 caratteri e le abbreviazioni inventate dai maniaci dell’sms siano una trovata della società tecnologica digitale?

Nella pratica della scrittura europea medievale (specie nei secoli XIII-XVI) era diffusa l’usanza di abbreviare il maggior numero di parole possibile, in pratica quasi tutte, al punto che oggi è molto difficile interpretare i manoscritti di quell’epoca per chi non abbia una solida formazione nella paleografia latina (ossia lo studio delle antiche scritture in caratteri latini).

Ma anche nella poesia giapponese (a partire dal secolo IV fino a oggi) esistono forme di componimenti brevissimi, come ad esempio:
tanka = poesia di 5 versi (5, 7, 5, | 7, 7 sillabe);
haiku = poesia di 3 versi (5, 7, 5 sillabe).

Quindi niente di nuovo sotto il sole.

Tutti certo ricordate le nostre recenti discussioni sul fatto che:
a) non esiste una comunicazione con le regole e una senza le regole, ma se mai persone che comunicano conoscendo le regole che applicano, e persone che, credendo di non usare regole, in realtà semplicemente non sanno quali regole seguono;
b) ogni atto comunicativo ha le sue regole che, per essere utili ed efficienti, devono essere coerenti e funzionali al tipo di comunicazione che si vuole ottenere.

Avevamo anche accennato alla possibilità di affrontare questo problema in forma di gioco.

Bene: questo luogo è destinato alle vostre proposte e alle vostre eventuali produzioni concrete: che ne dite di una specie di concorso per tanka o haiku, o per romanzi in 150 caratteri (consentite le abbreviazioni)?